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Una legge che chiedeva a un farmaco di fare ciò per cui non era mai stato autorizzato. Il decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, recante disposizioni urgenti per la prevenzione del contagio da SARS-CoV-2, imponeva a medici e operatori sanitari l’obbligo vaccinale proprio “per la prevenzione dell’infezione”. Da lì sarebbero arrivati il Green Pass e tutto ciò che ne è seguito. Cinque anni dopo, l’EMA chiarisce nelle risposte pubblicate in questi giorni che i vaccini Covid non sono mai stati autorizzati per prevenire la trasmissione da una persona all’altra: non nel 2020, non nel 2021, non oggi. Su questo cortocircuito si è aperta la seduta odierna della #commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.
A metterlo a fuoco è Giovanni #Frajese, che della commissione è membro tecnico e che per la prima volta ne è stato audito: “Rischio e beneficio sono due parole diventate in auge al tempo del Covid. Venivano usate da tutti per dire che qualunque rischio fosse minimo e il beneficio incredibilmente alto. Questa narrazione è stata ripetuta così tante volte da diventare scolpita sulla roccia, e chiunque provasse a dire qualcosa di diverso veniva ridicolizzato. Peccato che la scienza non parli per dogmi, ma per dati. Tengo a precisare che non ho conflitti di interesse con l’industria farmaceutica e non li ho mai avuti, e che le mie opinioni sono molto diverse da quelle dell’università presso cui lavoro, il Foro Italico di Roma. Ma ciò che presento non sono opinioni, e voglio che sia chiaro fin dall’inizio. Non lo erano nemmeno nel maggio del 2021, quando in Senato parlavo già del rischio di miocardite e pericardite negli adolescenti”.
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Il 4 ottobre Donald #Trump ha annunciato la Super Intelligence Force, una task force guidata dal direttore della National Intelligence Jay Clayton, con 120 giorni per valutare rischi e opportunità dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è mantenere il vantaggio sulla Cina: “la Cina ci raggiungerà facilmente”, aveva avvertito il presidente a proposito della corsa all’IA. Al vertice di Washington del 24-25 settembre i due Paesi hanno concordato un nuovo dialogo sul tema. Pechino resta centrale nella raffinazione delle terre rare, indispensabili all’hardware.
La fame di energia
“È fondamentale”, risponde Michele #Kettmajer, esperto di intelligenza artificiale, sul peso strategico dell’IA, perché “i computer che calcolano l’intelligenza artificiale consumano davvero tantissima energia”. Da qui, a suo avviso, un’altra lettura delle mosse americane: “non è solo predominio territoriale o così via, ci sono dietro delle spinte molto forti”. Il fabbisogno si traduce in scelte concrete delle big tech: nella Rift Valley “stanno iniziando a comperare migliaia e migliaia di ettari di terreno”, e “La Norvegia è ottima perché è molto fredda” per ospitare i data center. Negli #StatiUniti, aggiunge, alcune comunità dicono: “non vogliamo questo modello estrattivo così potente a livello energetico e di acqua nel nostro territorio”.
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L'AUDIZIONE DI FRAJESE IN COMM. COVID: https://youtu.be/xy6CQ7W_49Q
Martedì 20 ottobre Giovanni #Frajese, docente di Scienze mediche tecniche applicate all’Università Foro Italico di Roma, è stato ascoltato dalla #CommissioneCovid insieme a Loredana #Frasca, ricercatrice dell’ISS e autrice di una review sugli eventi avversi dei vaccini. Ai nostri microfoni il professore riparte dai dati portati in audizione: la letteratura scientifica sulla biodistribuzione dell’mRNA e sui #vaccini anti-Covid. Da lì allarga lo sguardo al metodo della ricerca scientifica, al confronto tra colleghi, al peso degli studi e alla fiducia dei cittadini.
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Dal 1° ottobre è ripartita la campagna vaccinale autunnale e, con lei, la raccomandazione del Ministero della Salute sul #vaccino anti-Covid.
L’ultima circolare lo indica per le persone dai 60 anni in su, per gli ospiti delle RSA, per i soggetti fragili e per le donne in gravidanza in qualsiasi trimestre, nel post-partum e durante l’allattamento. Il #virus intanto continua a circolare in sordina e senza troppa attenzione. Resta aperta anche la questione delle dosi acquistate e mai usate: già a fine 2023 un’analisi di Politico stimava in almeno 215 milioni le dosi acquistate dai Paesi Ue e poi buttate, per un costo di circa 4 miliardi di euro, con l’Italia seconda solo alla Germania, con 49 milioni di dosi.
Quanto ci è costata, finora, questa scelta?
I numeri messi in fila da #MaddalenaLoy, giornalista che segue da vicino i lavori della Commissione d’inchiesta sul Covid, fanno impressione: “Dal 2021 a oggi per i vaccini abbiamo speso 2,6 miliardi. Se vi fate due calcoli sono 36 milioni di euro al mese, tutti i mesi, cioè più o meno 450 milioni di euro l’anno. Sapete che cosa ci potremmo fare con questi soldi? Faccio un esempio di stretta attualità: potremmo aggiungerli alle centinaia di milioni che si stanno spendendo per l’edilizia scolastica, oggetto delle proteste degli studenti”.
Una scelta, non una fatalità
Il bersaglio è chiaro, e ha un nome: “I soldi per l’edilizia scolastica questo governo li ha stanziati, ma se volessimo fare ancora di più potremmo destinarci 450 milioni l’anno. Invece Schillaci ha deciso di destinarli al vaccino Covid”. Il capitolo più amaro è però quello delle penali: “Nel 2023 abbiamo buttato 288 milioni di euro di sole penali per rinunciare a 24 milioni di dosi mai prodotte e mai consegnate, perché ritenute palesemente in eccesso. Nel 2023, grazie a Dio, nessuno pensava più a farsi cinquanta dosi all’anno: nessuno le richiedeva e nessuno continua a richiederle. Oggi nove dosi su dieci vengono buttate”.
Per Loy il problema è soprattutto di metodo, prima ancora che sanitario: “C’è un uso sconsiderato dei fondi pubblici, dei soldi dei contribuenti. Un ministro di questo governo decide di destinare i fondi dei contribuenti per comprare cose che nessuno vuole e che nessuno chiede”.
Più fiducia nell’antinfluenzale
Basta guardare l’adesione dello scorso anno: circa 11 milioni di italiani si sono vaccinati contro l’influenza, meno di un milione contro il Covid. Una sproporzione che non ammette paragoni e che, secondo Loy, va letta senza ingenuità: “Paradossalmente questo significa che le persone ritengono l’influenza più grave del Covid. Ma il fatto è che il vaccino per l’influenza è meno pericoloso di quello del Covid. E quel milione di persone, non credetevi, non sono cittadini che spontaneamente escono di casa e dicono: mi vado a fare il vaccino Covid”.
Il nodo della gravidanza
È il passaggio della circolare sulle future mamme a colpire di più. Gli anziani nelle RSA sono già un capitolo delicato, “poverini, forse per dar loro il colpo di grazia”, ma è la raccomandazione alle donne in gravidanza in qualsiasi trimestre a suonare come un campanello d’allarme: “È emerso sulle riviste scientifiche e nelle commissioni d’inchiesta che questo vaccino non aveva la garanzia di essere sicuro per tutti, soprattutto per le donne in gravidanza, e sono venuti fuori gli eventi avversi. Sono scandalizzata dal fatto che il Ministero della Salute continui a raccomandarlo proprio alle donne incinte, che sono più fragili”.
Che cosa dovrebbero fare allora le categorie indicate dal Ministero? “Noi di solito diciamo sempre: parla con il tuo medico di base. La cosa grave è che anche alcuni medici di base continuino a consigliarlo agli anziani. Non tutti, però evidentemente qualcuno c’è: un milione di dosi non è tanto, ma non è neanche pochissimo. Per i grandi anziani tutti dicevano che forse era meglio non andare a sfrugugliare e compromettere la situazione. Speriamo che questi medici siano il meno possibile”.
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