Tin tức & Chính trị
Divulghiamo la registrazione 👇dell’intera audizione in Commissione D’Inchiesta Covid-19 con Emilia Padovano e Andrea Sillo, dott Mantovani immunologo, dott.Poli avvocato, Infermiera Carmen Amadio e Paola Delle Rive.
Associazione Persone in cammino.
‼Non è stato affatto semplice organizzare nelle tante riunioni propedeutiche all’audizione organizzare la suddivisione tra i partecipanti d tutti i concetti che volevano trasmettere e far arrivare davvero a tutti: oltre alle nostre storie da danneggiati che era importante portare perché per i più non esistiamo, volevamo fondamentalmente trasmettere informazioni giuridiche, informazioni sanitarie, sottolineare le nostre richieste e far emergere le nostre proposte, riportare dati, riportare la realtà dei fatti di quanto ci accade e che abbiamo sperimentato in questi anni.
Abbiamo dato tutto, con il cuore e con le competenze tecniche. Due facce della stessa medaglia imprescindibili.
L’audizione completa Associazione Persone In Cammino Se avete piacere, ascoltatela.
Per la serie: “Le dirette di Scenario.press” - free expression - questa sera intervistiamo il Dott. Leonardo Guerra, biologo molecolare, cercando di fare un po' chiarezza sui vaccini per l’aviaria.
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#SferaEbbasta a #SanSiro, circondato dalle sue dieci ragazze in uniforme, è già acqua passata: la vera notizia non è nell'immagine, che dura il tempo di uno scroll, ma in quello che quell'immagine autorizza. Non è tanto la messa in scena del corpo femminile a dover inquietare — se ne discute, se ne discuterà, e la polemica si consumerà come tutte le polemiche social, in tre giorni di indignazione a orologeria. Il problema è più a monte, ed è più scomodo: è il permesso. Chi decide chi può dire tutto e chi non può dire quasi niente.
Proviamo a fare l'esperimento opposto. Un cittadino qualunque pubblica un articolo di giornale, senza commento, senza sarcasmo, senza una virgola fuori posto: rischia lo strike, l'account sospeso, il profilo oscurato per mesi. Un trapper può inscenare qualunque cosa, cantare qualunque cosa, esibire qualunque cosa, e non solo non viene toccato: viene rilanciato dall'algoritmo, gli si dedica una serie su una piattaforma internazionale, lo si premia in un teatro di provincia come un benefattore. Non è una differenza di sensibilità morale. È una scelta industriale. E le scelte industriali, quando riguardano milioni di ragazzi che passano ore al giorno dentro quello schermo, sono scelte politiche travestite da intrattenimento.
Qui il discorso si allarga, e conviene allargarlo fino in fondo, perché è la lezione più utile che si può trarre da questa vicenda: quello che viene premiato, sponsorizzato, spinto in ogni "per te" non è semplicemente della musica discutibile. È un certo tipo di sguardo sul mondo. Un nichilismo che si maschera da ribellione ma che non si oppone a nessun potere reale — pitbull addestrato a mordere, non pastore che indica una direzione.
Guardate al fenomeno con gli occhi giusti e vedrete che il modello narrativo è sempre lo stesso, lo stesso che Hollywood ha già raffinato con il suo Joker più recente: non più il criminale che sceglie il male per il gusto del male, ma la vittima che si prende una rivincita contro un torto subito. Un torto che non ha mai un nome, un indirizzo, un colpevole preciso — ha soltanto una direzione: orizzontale. Non verso chi comanda, ma verso chi ti sta accanto.
È il trucco più elegante che si potesse inventare per una società che vuole restare inquieta senza mai diventare pericolosa per chi la governa davvero. Si convincono i giovani di essere stati derubati di qualcosa — un futuro, un lavoro, una dignità — e gli si indica come colpevole non la cima della piramide, ma la base: il coetaneo, il genitore, l'altro sesso, l'altra generazione, l'altra fede, l'altro quartiere. Ognuno con il proprio piccolo conflitto orizzontale da coltivare, ognuno convinto di combattere una battaglia di giustizia mentre in realtà sta solo litigando con lo specchio accanto a sé. Lo abbiamo visto nelle periferie francesi, dove lo stesso copione — rabbia legittima, bersaglio sbagliato — è già stato raccontato al cinema vent'anni fa senza che nessuno ne traesse la lezione. Lo abbiamo visto durante la pandemia, quando il conflitto è arrivato a separare i letti coniugali. Lo vediamo oggi in ogni dibattito ridotto a scontro tra fazioni, mai a critica di chi le fazioni le alimenta dall'alto.
La scelta di Sfera Ebbasta subentra nel momento in cui a quel posto, in quello scranno, con quella grande visibilità, ci sarebbe potuto essere qualcuno che avrebbe usato quel palcoscenico per divulgare questo messaggio. Non scimmiottare il potente di turno col corpo di qualcun altro.
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RadioRadioTV - Trasmissione "Lavori in corso" - 1° luglio 2016 - Marcello Vitale intervistato sul suo secondo romanzo "La donna della panchina" - Koinè Nuove Edizioni
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C’è un equivoco che ci portiamo dietro da decenni, ed è pensare che a custodire la Costituzione basti la Corte costituzionale. Il vero garante sostanziale della Carta è il Parlamento. Non quello formale, quello sostanziale. Ed è al Parlamento che chiedo conto di una scelta precisa: aver ceduto la nostra sovranità in modi che con l’articolo 11 hanno poco a che vedere.
Rileggiamolo, quell’articolo. La sovranità appartiene al popolo, lo dice l’articolo 1, e l’articolo 11 consente di limitarla a una sola condizione: che serva a creare organismi internazionali capaci di risolvere i conflitti tra i Paesi attraverso la diplomazia. Si cede sovranità per la pace, e soltanto per la pace. Accordi e intese si possono fare, certo, ma quel principio cardine è stato violato più volte, e la violazione più grande porta il nome di Europa.
Perché abbiamo consegnato la nostra sovranità a Bruxelles? La risposta è meno nobile di quanto ci siamo raccontati. Speravamo che l’Europa facesse al posto nostro quello che non avevamo il coraggio di fare: le cosiddette norme impopolari. Le subivamo da fuori, e intanto nessuno a Roma doveva prendersene la responsabilità politica. È stata l’operazione più scellerata che un Paese potesse compiere. Perché l’Europa, che di politico non ha nulla, una volta ricevuti quei poteri è diventata una grande lobby. E non possiamo nemmeno parlare di esproprio: quella sovranità l’abbiamo concessa noi, di nostra volontà, per una finalità che è stata tradita. Oggi da lì arrivano direttive che con il dettato costituzionale spesso non hanno nulla di coerente.
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Il rapporto OASI del Cergas-Bocconi ha stimato che servirebbero circa 40 miliardi di euro per riequilibrare il Servizio Sanitario Nazionale, mentre l'ultimo report dell'Osservatorio Europeo dell'OMS segnala carenze strutturali di personale - in particolare infermieristico - e squilibri territoriali nell'offerta di cura. Numeri che si intrecciano a un tema più profondo, quello della preparazione della classe medica, al centro di una riflessione condivisa: "Non abbiamo la preparazione adeguata".
Sul fronte economico, il discorso si allarga agli extraprofitti sui beni primari. Il legislatore italiano è già intervenuto in passato su casi simili: nel 2022 con un prelievo del 50% sui guadagni straordinari delle società energetiche, nel 2023 con una misura analoga - poi ridimensionata - sul settore bancario. Interventi emergenziali, non un principio sistematico.
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Si sta molto discutendo, con posizioni assai diversificate, dell'epifania catodica del prode generale Vannacci nel salotto politicamente corretto e fintamente pluralistico di Lilli Gruber su La7. L'opinione pubblica appare attualmente divisa tra coloro i quali celebrano la prestazione del generale e coloro i quali invece prendono le parti della giornalista Gruber e della sua spalla Lina Palmerini.
Per parte nostra vogliamo chiamarci fuori da questa demenziale tifoseria di bassa lega.
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Oltre 45 milioni di dollari in contratti a un'operazione guidata da Brad Parscale, ex responsabile della campagna digitale di #Trump nel 2016: secondo il Wall Street Journal, è la cifra della campagna d'immagine finanziata da #Israele negli Stati Uniti, tra messaggi scritti con l'IA, media conservatori e influencer. Intanto il caso Macklemore-Ed Sheeran riaccende il #dibattito sulla libertà d'espressione.
Ne hanno parlato in diretta Roberto Vivaldelli (InsodeOver) e Giorgio Bianchi.
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Il regolamento #Ue 2026/2202 sui diritti dei #passeggeri aerei, pubblicato in Gazzetta ufficiale a inizio ottobre, aggiorna dopo 13 anni di trattative le regole del 2004. Prevede il bagaglio a mano gratuito fino a 40x30x15 centimetri e il rimborso entro sette giorni, con il voucher che non potrà più essere imposto. Le norme saranno applicabili dal 23 ottobre 2027. Ne ha parlato ad Astrea il direttore Diritti del Passeggero di #ENAC, Mark De Laurentiis.
Un anno di transizione
Fino all’applicazione del regolamento restano valide le regole attuali, e la struttura di vigilanza dell’ente prosegue il suo lavoro. “Tra l’altro possiamo contare anche su più di 100 ispettori dislocati presso gli aeroporti italiani”, sottolinea De Laurentiis, per il quale in questa fase è decisiva la corretta informazione ai passeggeri.
Sulle possibili contromosse delle compagnie low cost, che potrebbero ritoccare le tariffe base, la risposta è netta: “Ci proveranno sicuramente a trovare qualche nuovo escamotage, qualche nuovo espediente, però diciamo che una volta entrata in vigore la norma è chiaro che dovranno necessariamente conformarsi, pena l’irrogazione delle sanzioni di cui ENAC appunto ha la titolarità in questo caso.” Il direttore richiama poi il regolamento 1008/2008 sulla trasparenza dei prezzi: “Le compagnie aeree sono obbligate, questo già da tempo, a illustrare, a rappresentare in modo chiaro, trasparente e diretto tutte le componenti di costo che vanno a comporre poi il prezzo finale del biglietto.”
Astrea è condotto e ideato da Rosanna Piras
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Il 25 settembre #Leone XIV ha parlato nella sede dell'UNESCO a Parigi, seconda tappa del suo viaggio in Francia, riannodando il filo con l'organismo delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura dopo quarantasei anni dall'ultima visita di un Pontefice. Una visita che cade in un momento delicato per l'organizzazione: gli Stati Uniti hanno infatti annunciato il loro terzo ritiro dall'UNESCO, che diventerà effettivo il 31 dicembre 2026. E se le immagini rilanciate dai media hanno raccontato soprattutto il gesto simbolico dell'ulivo della pace, il discorso pronunciato davanti alla platea dell'organizzazione ha toccato globalizzazione, colonialismo finanziario e imposizioni ideologiche.
Per capire il peso di quella presenza bisogna guardare alla lunga storia di strappi tra Washington e l'#UNESCO. Una storia che, secondo #ManlioDinucci, attraversa indifferentemente amministrazioni repubblicane e democratiche: "Nel 1984 l'amministrazione Reagan interruppe i rapporti con l'organizzazione, sostenendo che essa favorisse gli interessi dell'Unione Sovietica, l'allora impero del male, come lo chiamava Reagan.
Durante l'amministrazione Obama, premio Nobel per la pace, attenzione, gli Stati Uniti sospesero i finanziamenti. Per quale grave reato? Dopo che la Palestina fu ammessa come membro a pieno titolo nel 2011. E infine nel 2017, all'inizio del primo mandato di Trump, gli Stati Uniti si ritirarono. Obama, il presidente democratico, e Trump, presidente repubblicano, si trovano uniti nella stessa azione".
La motivazione ufficiale del nuovo addio, messa nero su bianco dal Dipartimento di Stato, torna ancora una volta sulla Palestina: l'ammissione dello Stato palestinese come membro sarebbe "estremamente problematica" e avrebbe alimentato una retorica antisraeliana dentro l'organizzazione. Un'accusa che non regge: "È assolutamente falso quello che viene affermato nel comunicato del Dipartimento di Stato, perché l'UNESCO non ha fatto niente di ciò di cui viene imputato. Il 31 dicembre, terza volta, se ne va. E quindi il fatto che il Papa, che viene dagli Stati Uniti, vada proprio all'UNESCO a Parigi a parlare ha un significato ben preciso".
L'attacco frontale
Da qui si arriva al bersaglio vero. Gli attacchi al Pontefice, va notato, seguono due registri: uno hard e uno soft. Il primo parte addirittura prima dell'elezione di Leone XIV, con il fotomontaggio di Donald Trump vestito da Papa postato sui profili social della Casa Bianca a pochi giorni dal conclave del maggio 2025 e condiviso dallo stesso presidente su Truth. "Non è lo scherzo di uno un po' megalomane, dissacrante. No, questo ha un contenuto ben preciso, che viene poi confermato".
La conferma arriva, sempre su Truth, con un messaggio firmato dal presidente degli Stati Uniti: "Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera. Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l'Iran possieda un'arma nucleare. Non voglio un Papa che ritenga terribile che l'America abbia attaccato il Venezuela. Non voglio un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti. Leo dovrebbe essere grato perché non figurava in nessuna lista dei candidati al papato ed è stato inserito nella Chiesa solo perché era americano. Se non fossi alla Casa Bianca, Leo non sarebbe in Vaticano".
Parole che si smontano da sole: "È assolutamente infondato, falso. Non perché vogliamo difendere il Papa, vogliamo difendere la verità. È l'opposto. Debole contro le armi nucleari? C'è una voce che è risuonata di allarme e di appello, ed è quella del Papa contro le armi nucleari. E non solo questo Papa: anche Papa Francesco fu molto forte su questo argomento".
La censura con l'innaffiatoio
Poi c'è l'attacco più leggero, ma più insidioso. Quello che passa per il racconto. "Prendiamo un giornale, il Sole 24 Ore, mica l'ultimo: titola che il Papa alla sede dell'UNESCO innaffia l'ulivo della pace. Il gesto è ovviamente significativo, simbolico, nessuno può criticarlo. Ma uno si chiede: e tutto quello che ha fatto all'UNESCO? Avete sentito qualche organo del mainstream, televisivo, radiofonico o stampato, che vi abbia fatto ascoltare ciò che il Papa ha detto veramente?".
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Spesso il cinema racconta la realtà molto meglio della realtà stessa.
È su questa assenza per esempio che si accendono le luci de Il Postino. Neruda, nei suoi versi, si incaricava di dare voce a chi non ne ha. “Tento disperatamente di parlare per conto della vostra parola che non c’è: questo dice. E il film di #Troisi racconta esattamente questo. Un grande poeta in esilio su una piccola isola siciliana, negli anni Cinquanta, incontra il subalterno, il maltrattato: un pescatore semianalfabeta che ha appena cominciato a fare il postino. La prima cosa a cui pensa Mario Ruoppolo, e dovremmo scolpircelo nella testa, è che gli serve Neruda per scrivere una lettera d’amore alla donna che ama. Ma quando Neruda gli insegna a scriverla e gli spiega cosa sono le metafore, il postino comincia a prenderci gusto. Capisce che comprendere la parola, ed essere in grado di esprimersi, è un superpotere incredibile: ti permette prima di decifrare il mondo in cui vivi e poi di raccontarlo”.
Da qui discende un dovere, non un privilegio. “Non perché siamo migliori, ma perché siamo partiti da posizioni ultraprivilegiate rispetto al 99% della gente, dovremmo rispondere alle domande più elementari. Devo scrivere una lettera d’amore alla donna che amo? Devo scrivere al mio padrone perché ha fatto cose che non vanno? E da lì insegnare la bellezza della parola, perché la propria bocca smetta di essere morta. Una bocca morta è quella di chi non ha parola, di chi continuerà a essere sfruttato sempre di più”.
L'approfondimento con Giorgio Bianchi e #FedericoGreco
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La #BancaCentraleEuropea ha deciso di tenere fermi i tassi di interesse a luglio, dopo il rialzo di giugno. Depositi al 2,25%, rifinanziamento al 2,40%, prestiti marginali al 2,65%. Una pausa votata all'unanimità dal Consiglio Direttivo, anche se qualcuno al tavolo avrebbe voluto stringere ancora. Francoforte ha scelto prudenza: guardare come evolvono le tensioni in Medio Oriente prima di muovere ancora la leva. E al centro dell'attenzione restano sempre loro, i prezzi dell'energia, che restano la variabile più imprevedibile e la miccia più pericolosa per l'inflazione.
I numeri, nel frattempo, raccontano un quadro che si sta raffreddando: a giugno l'inflazione nell'area euro è scesa al 2,8%, quella di fondo al 2,4%. Christine Lagarde ha ribadito quello che ripete da mesi: le prossime mosse dipenderanno dai dati che arriveranno. L'economia dell'eurozona mostra qualche segnale di miglioramento, ma l'incertezza resta la cifra dominante di questa fase. E per le famiglie il messaggio pratico è semplice: con i tassi fermi, il variabile continua a convenire più del fisso sui mutui. Le prossime tappe sono già scritte in agenda: settembre, ottobre, dicembre. Vedremo cosa deciderà il Consiglio.
Detto questo, il punto che mi interessa davvero è un altro, e l'ho detto anche l'altro giorno a un giornalista che mi intervistava: non esiste più, di fatto, la possibilità di parlare di economia. Io per primo, in questa calda estate, mi ritrovo a commentare quasi solo notizie di finanza. Se guardate bene, è la finanza ormai a dominare le pagine economiche dei giornali: BCE, moneta, tassi di interesse. Sempre gli stessi tre ingredienti, girati e rigirati.
Ma il mio mestiere è un altro. Io ogni giorno lavoro con imprenditori, e per fortuna sono loro a riportarmi dov'è che si gioca davvero la partita: produzione, posti di lavoro, investimenti, capitale circolante, magazzini, le scelte strategiche di un'azienda che deve decidere se assumere, se investire, se rischiare. Il contesto macro conta, per carità, nessuno lo nega. Ma è desolante constatare che i giornali ormai parlino solo di #finanza e non più di economia reale — forse, semplicemente, perché di economia reale non c'è più tanto da raccontare.
#ValerioMalvezzi, 3 agosto 2026
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Intervista pubblicata il 23 aprile 2019 da Radio Radio TV. Parliamo di attualità e politiche europee.
https://www.youtube.com/watch?v=RTsXoXCmUWQ
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Nel 2003 l’Ucraina si era inizialmente opposta alla guerra in Iraq guidata dagli Stati Uniti, ma nell’estate di quell’anno decise di inviare un proprio contingente. I militari rimasero nel Paese fino al ritiro del dicembre 2008, operando in un settore sotto comando polacco: circa 1.600 presenti in modo stabile e, secondo le stime, tra i 6.000 e i 7.000 impiegati complessivamente. Ce ne parla in diretta Davide Colantoni, autore di "Quando l'Ucraina invase l'Iraq".
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Un governo che gode di una stampa favorevole, o almeno non ostile, si muove con sicurezza. Per l'analisi proposta in trasmissione, è il caso dell'esecutivo #Meloni, a lungo trattato con riguardo anche dai quotidiani di area progressista. Una stampa negativa, insieme ad altri fattori come le vicende giudiziarie (il caso #Berlusconi è l'esempio storico), può decidere la stabilità di un governo.
Fabio Duranti e Giorgio Bianchi in diretta.
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Il 9 agosto scorso, durante il tradizionale omaggio a Fabrizio De André organizzato nell'ambito del festival Time in Jazz all'Agnata, la tenuta del cantautore in Gallura, una spettatrice ha contestato la presenza del vicepremier Matteo Salvini al concerto di Diodato, lasciando la platea prima della fine dell'esibizione. A calmare gli animi è stata la padrona di casa, Dori Ghezzi. Presa la parola al microfono, la vedova del cantautore ha respinto la protesta pur restando, nelle sue parole, "sempre di sinistra". "Io la penso diversamente - ha detto - però è giusto creare un dialogo, altrimenti non saremmo più un paese democratico". L'intervento è stato accolto da un lungo applauso, compreso quello dello stesso Salvini. Di segno opposto la reazione, arrivata poche ore dopo sui social, della nipote Alice De André, secondo cui il nonno non avrebbe mai tollerato la scena e avrebbe interrotto lui stesso il concerto.
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Mentre a #Roma il gip resta in attesa di pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione dell'inchiesta sulla strage di #Ustica — riaperta 18 anni fa dopo le rivelazioni dell'allora presidente emerito Francesco #Cossiga, e sulla quale il Governo ha già annunciato tramite l'Avvocatura dello Stato la propria opposizione alla chiusura del fascicolo — Giuliano #Amato e Carlo #Giovanardi si sono confrontati sul caso ospiti di Rosanna Piras a 'Astrea-Il futuro che verrà'. Il dialogo, atteso come occasione di chiarimento dopo la recente desecretazione di documenti d'archivio, si è trasformato in un duro scontro terminato con l'uscita di scena dell'ex premier.
Amato: "Bisogna opporsi all'archiviazione, ma restano troppi dubbi"
Amato ha rivendicato di non aver mai presentato l'ipotesi del missile francese come una propria certezza, ma come la ricostruzione ritenuta più credibile in un contesto segnato fin dall'inizio da elementi di ambiguità. L'ex presidente del Consiglio ha detto di "invidiare" la sicurezza con cui Giovanardi sostiene la tesi della bomba palestinese a bordo, sottolineando che i tempi e le circostanze del suo eventuale collocamento non sarebbero mai stati chiariti del tutto. Sul piano giudiziario, ha ridimensionato il valore della sentenza civile che riconobbe la responsabilità dello Stato per la mancata sicurezza dei cieli, respingendo l'idea che essa dipendesse solo dalla costituzione tardiva dell'Avvocatura di Stato. Amato si è detto comunque contrario a una nuova archiviazione dell'inchiesta.
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#Ustica, il generale Tricarico: "La politica ha avuto un ruolo decisivo nel mantenere in vita una narrazione smentita dai processi"
A quarantasei anni dalla tragedia di Ustica, il dibattito resta acceso. Secondo il generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, il principale ostacolo alla piena ricostruzione della vicenda non sarebbe soltanto giudiziario, ma soprattutto politico.
"Una parte politica ben identificata ha contribuito a sostenere una ricostruzione mistificata e falsa, continuando ad alimentare l'ipotesi del missile o del coinvolgimento di Stati stranieri, nonostante il processo penale abbia escluso quella dinamica. Questo ha impedito di fare piena chiarezza su una tragedia nella quale morirono 81 persone".
Nel corso dell'intervista, Tricarico ha citato alcuni esponenti politici, indicando tra questi l'ex presidente del Consiglio Romano #Prodi.
A cura di Rosanna Piras
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L'11 maggio scorso il presidente Mattarella si è seduto in un'aula del Politecnico di Milano accanto all'archistar e senatore a vita Renzo Piano, davanti a una platea di studenti di architettura. Le parole che ha pronunciato? Belle e condivisibili: il valore del dubbio, l'importanza di sottoporsi costantemente a verifiche, il rischio di "fossilizzarsi nelle apparenze". Ha detto che il dubbio "è uno degli ingredienti fondamentali della democrazia" e che "non c'è niente di peggio della presunzione di andare avanti in maniera ottusa."
Parole giuste, anzi giustissime. Il problema è che quelle stesse parole ci risuonano in testa in modo diverso.
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