חדשות ופוליטיקה
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Il 26 maggio 2026 la stampa spagnola ha pubblicato il verbale del sequestro effettuato dalla polizia spagnola nello studio dell'ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, indagato dal 19 maggio dall'Audiencia Nacional nel quadro dell'inchiesta Plus Ultra. Nell'operazione denominata "Tibet", gli agenti hanno trovato in una cassaforte 103 oggetti di lusso — orecchini, collane, bracciali, orologi Omega e Longines, parure di rubini, smeraldi e zaffiri, una gargantilla con 14 rubini — per un valore stimato tra 2 e 3 milioni di euro. Sequestrati anche cartelle, agende "Presidente Zapatero 2020-2025" e supporti informatici. Le accuse: traffico di influenze, organizzazione criminale, falso, riciclaggio.
È la prima volta nella storia democratica spagnola che un ex capo di governo viene formalmente incriminato.
Il fascicolo consegnato al giudice istruttore supera le 4.000 pagine. Secondo la Procura Anticorruzione — che aveva avviato le indagini nell'ottobre 2024 anche su segnalazione delle autorità svizzere e francesi — Zapatero avrebbe ricevuto in cinque anni almeno 2,6 milioni di euro attraverso società sotto inchiesta. Al centro dello scandalo c'è il salvataggio con 53 milioni di euro di fondi pubblici della compagnia aerea Plus Ultra durante la pandemia del 2021.
Nei messaggi intercettati fra i presunti componenti della rete, l'ex premier era indicato come "Z", "Zzz" o "Zorro". E poi c'è il dettaglio che trasforma la vicenda da scandalo politico a romanzo: secondo la stampa spagnola, Zapatero avrebbe comprato in fretta e furia un biglietto aereo per Santo Domingo, da cui un velivolo privato lo avrebbe portato fino a Caracas.
A Un Giorno Speciale su Radio Radio, Fabio Duranti non ci sta al linciaggio mediatico. "A me sembra di assistere a una sessione di gossip, di quelli nei programmi trash. Una persona che va verso i 65-70 anni, che ha vissuto una vita intera: se c'ha quattro gioielli dentro, che non ce li può avere? Può averli guadagnati onestamente, no?".
La provocazione non è una difesa d'ufficio di Zapatero, ma una presa di posizione sul metodo: "Dimmi che hai trovato la pistola fumante, la prova, allora puoi pubblicare. Se hai solo gioielli dentro una cassaforte, fatti gli affari tuoi."
Giorgio Bianchi concorda sul garantismo di fondo, ma sposta il focus: "A me interessa che il politico faccia il buon politico. Però quando vedo che in Europa si fanno politiche palesemente contrarie agli interessi nazionali e dei popoli, le domande me le faccio."
Il sospetto: il dossier "orologeria"
È qui che il dibattito si fa più denso. Per Bianchi il nodo non è la cassaforte, ma il tempismo. "Io vedo che la Spagna ha una posizione molto critica nei confronti di Trump e soprattutto nei confronti di Israele, e vedo che a orologeria viene colpito un esponente politico." Un meccanismo già visto, secondo lui, nella storia recente europea: "Le agenzie di intelligence oggi hanno la possibilità di dossierare chiunque. Tengono questi dossier nei loro bei cassettini, e nel momento giusto in cui vogliono colpirti, guarda caso compare il dossier."
Duranti rincara la dose sul fronte domestico: "Noi stiamo guardando la commissione Covid che ha intervistato persone specchiate, che hanno depositato denunce contro lo studio legale dove lavorava Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio. Hanno detto: mi sono tirato indietro perché volevano quella che ritenevo fosse una tangente. Verbalizzato, denunciato. Tutto tace. E adesso usciamo fuori con i gioielli a casa di Zapatero."
La discussione approda infine sulla fragilità delle prove digitali nell'era dell'intelligenza artificiale. "Possono setacciare, vero", dice Duranti. "Ma adesso con le moderne tecnologie non gli serve nemmeno setacciare, perché una prova te la puoi costruire anche artificialmente. Un'email è uno scambio elettronico: sono dati digitali, non c'è un pezzo di carta, non c'è una lettera autografa. Un vocale oggi lo imita una macchina. Un bravissimo perito riesce a identificarlo, ma su dieci periti, otto non ci capiscono niente."
Il rischio denunciato è quello della gogna preventiva: "Sbatti il mostro in prima pagina era una volta un'eccezione, adesso è diventata un'abitudine. Poi magari verrai assolto — come è appena successo a un parlamentare italiano — ma ormai sei finito, la tua carriera è morta."
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Una #startup newyorkese di nome #Shift sta facendo discutere negli #StatiUniti e non solo. L'applicazione mette in contatto i residenti di #NewYork con addetti alle pulizie professionisti che operano gratuitamente: il servizio è reale, ma il compenso non è in denaro. Come spiegato direttamente sul sito della società, gli operatori indossano telecamere in prima persona durante il lavoro, e le riprese vengono utilizzate per addestrare la prossima generazione di robot domestici. "Questi #dati sono sufficientemente preziosi da consentirci di offrire servizi di pulizia gratuiti per un periodo di tempo limitato", recita la pagina web della piattaforma.
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MELONI VS MATTARELLA SU STRANIERI A SCUOLA, MA IL POLVERONE NASCONDE IL PUNTO | Con Bianchi e Contri
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Il tetto agli studenti stranieri che non conoscono l'italiano è tornato al centro dello scontro politico dopo l'inaugurazione dell'anno scolastico presieduta dal capo dello Stato lo scorso 22 settembre. Il governo lavora a un provvedimento che fisserebbe al 30% il limite massimo di alunni non italofoni per classe, misura annunciata dalla premier Giorgia #Meloni dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, insieme al divieto di burqa e niqab a scuola. Per difendere la proposta, Meloni ha richiamato due circolari firmate da Sergio #Mattarella quando era ministro dell'Istruzione, tra il 1989 e il 1990, con cui si raccomandava di non superare le quattro o cinque unità di alunni stranieri per classe. Una lettura che buona parte della stampa ha respinto: la segretaria del Pd Elly #Schlein ha ribattuto che «nelle classi non ci sono italiani o stranieri, ci sono bambine e bambini» e che «tutti hanno diritto a una scuola di qualità», bollando come discriminatoria l'operazione del governo. È su questo terreno — tra il precedente presidenziale e la sua strumentalizzazione mediatica — che si sono confrontati Fabio #Duranti, Alberto #Contri e Giorgio #Bianchi, in diretta ai microfoni di Un Giorno Speciale.
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Il dibattito sulla geoingegneria torna a infiammare i social ogni estate, quando il caldo spinge migliaia di utenti a cercare una spiegazione alternativa alle ondate di calore. Sotto ogni foto di cielo solcato da #scie di condensazione si moltiplicano i commenti su presunte "scie chimiche", un termine che da anni circola sui social che genera un piccolo equivoco, oltre alle derisioni.
A fare chiarezza, con l'autorità di chi la #meteorologia l'ha praticata per una vita, è il colonnello Mario #Giuliacci, intanto una distinzione: "Il tempo si può modificare, è da cent'anni che si cerca di modificarlo. Il clima, il tempo è ciò che guardo, apro la finestra, quello è il tempo e il meteorologo prevede il tempo. Il clima è ciò che mi aspetterei in inverno".
Confondere le due cose, spiega, è l'errore di fondo su cui si costruisce ogni teoria sulle scie chimiche. Il clima, ricorda, non si presta a manipolazioni su scala planetaria ma nemmeno nazionale: "L'uomo pur immettendo attualmente 40 miliardi di tonnellate di CO2 all'anno ha impiegato 70 anni per far sì che la temperatura del pianeta salisse di 1,2 gradi". Per alterarlo artificialmente, calcola, occorrerebbe una quantità di sostanze impossibile da immettere: "Servirebbero 4 milioni di aerei al giorno che viaggiano, per poter modificare il clima. È possibile questo? No."
Il tempo, cioè il fenomeno meteorologico su scala locale, è tutt'altra questione, ed è qui che la tecnologia esiste davvero, spiega Giuliacci: "Si individua una nuvoletta di 20 km per 20 km e ci si mette dentro ioduro d'argento". Le goccioline di nube, piccolissime e leggere, "sono costrette a mettersi tutte insieme intorno a questo nucleo di ioduro d'argento, diventa un gocciolone e cade per terra come pioggia". Una pratica, sottolinea, tutt'altro che nuova: "Si fa da 100 anni e non c'è nulla di male".
E oggi la tecnica è persino più pulita: "Ultimamente non si usa più l'ioduro d'argento, ma si usano cristalli di già acqua, si spruzzano acqua ghiacciata", così "non c'è più nemmeno l'inquinamento".
A dimostrazione che l'inseminazione delle nubi non ha nulla a che vedere con complotti recenti, il colonnello richiama un episodio storico: "Ho fatto vedere sulle mie pagine 3 bombardieri del 1943 tedeschi con una scia dietro enorme, perché allora non c'erano i sistemi di far sì che uscissero meno inquinanti e meno acqua dalla combustione", e smonta punto per punto anche la vulgata più recente legata all'alluvione di Dubai: "Sarebbero serviti circa 1.000 aerei in quel giorno tutti a bombardare tante nuvolette da 20 km di diametro per far piovere. Non so se mi spiego, è una cosa impossibile".
Anche le celebri foto di cieli incrociati da decine di scie, spesso citate come prova, trovano una spiegazione tecnica: "Se l'ambiente è molto umido e si forma la scia, per ogni molecola di vapore che esce dalla scia ce n'è una che rientra, per cui la scia può persistere anche per 5-6 ore e allargarsi significativamente".
"Ma possono essere armi"
Ma se la teoria delle "scie chimiche" in senso stretto è, per Giuliacci, priva di fondamento, il colonnello non liquida il tema della geoingegneria come innocuo, e anzi apre a uno scenario più inquietante: "Nelle guerre, nei conflitti, tu sai che ci sono armi chimiche. Questo potrebbe essere un'arma chimica, perché no? Non tutte le tecnologie ad uso di bene restano solo tali". Il paragone, per lui, è diretto: "Pensiamo alla bomba atomica, voglio dire, no? E all'energia nucleare. Così tutte le tecniche scientifiche a fin di bene si prestano anche ad essere usate a fin di male".
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Il tema del wokeismo è tornato al centro del dibattito nelle ultime settimane dopo che la deputata democratica statunitense Alexandria Ocasio-Cortez ha definito "folle" la prima stagione del movimento, prendendo pubblicamente le distanze dalle posizioni più radicali sostenute dalla sinistra americana negli anni scorsi.
La svolta risponde alla necessità di riportare l'agenda democratica su temi economici — salari, sanità, costo della vita — anche alla luce dei tagli ai programmi legati alla cultura woke gestiti negli Stati Uniti dall'agenzia USAID. Un cambio di rotta che in Italia ha riacceso il confronto tra chi difende le battaglie identitarie e chi ne denuncia la deriva ideologica.
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Avrete letto anche voi la storia dei tre ragazzi di Pradamano: un banchetto di limonata per racimolare i soldi di un Piaggio Ciao, denunciato da anonimi alla polizia per mancanza dei permessi, finito poi con tre motorini regalati da benefattori di tutta Italia. Noi un'idea ce la siamo fatta.
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Una legge che chiedeva a un farmaco di fare ciò per cui non era mai stato autorizzato. Il decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, recante disposizioni urgenti per la prevenzione del contagio da SARS-CoV-2, imponeva a medici e operatori sanitari l’obbligo vaccinale proprio “per la prevenzione dell’infezione”. Da lì sarebbero arrivati il Green Pass e tutto ciò che ne è seguito. Cinque anni dopo, l’EMA chiarisce nelle risposte pubblicate in questi giorni che i vaccini Covid non sono mai stati autorizzati per prevenire la trasmissione da una persona all’altra: non nel 2020, non nel 2021, non oggi. Su questo cortocircuito si è aperta la seduta odierna della #commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.
A metterlo a fuoco è Giovanni #Frajese, che della commissione è membro tecnico e che per la prima volta ne è stato audito: “Rischio e beneficio sono due parole diventate in auge al tempo del Covid. Venivano usate da tutti per dire che qualunque rischio fosse minimo e il beneficio incredibilmente alto. Questa narrazione è stata ripetuta così tante volte da diventare scolpita sulla roccia, e chiunque provasse a dire qualcosa di diverso veniva ridicolizzato. Peccato che la scienza non parli per dogmi, ma per dati. Tengo a precisare che non ho conflitti di interesse con l’industria farmaceutica e non li ho mai avuti, e che le mie opinioni sono molto diverse da quelle dell’università presso cui lavoro, il Foro Italico di Roma. Ma ciò che presento non sono opinioni, e voglio che sia chiaro fin dall’inizio. Non lo erano nemmeno nel maggio del 2021, quando in Senato parlavo già del rischio di miocardite e pericardite negli adolescenti”.
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Le sue lotte politiche sono autentiche? E' antisistema o legittimato dall'apparato? Deve entrare nella coalizione di centrodestra o restarne fuori?
Su #FuturoNazionale c'è un equivoco di fondo, e a metterlo a fuoco — pur partendo da angolazioni diverse — sono #FabioDuranti e #GiorgioBianchi: il punto non è se Roberto #Vannacci stia crescendo, ma quanto di quella crescita sia reale e quanto sia amplificazione mediatica. E quanto alcune lotte del generale siano autentiche o bandierine per i seguaci.
Intanto, i numeri possono venire in aiuto su cosa sappiamo davvero del fenomeno.
Cosa sappiamo: la scheda del partito
Futuro Nazionale nasce il 24 febbraio 2026 dalla scissione di Roberto Vannacci dalla Lega, di cui l'ex generale ed eurodeputato era diventato simbolo dopo il successo elettorale del 2024. Nei mesi successivi alla fondazione, il movimento dichiara oltre 50mila iscritti e centinaia di comitati territoriali — 73 in Sicilia, 110 in Veneto, 104 in Lombardia, secondo i dati riportati dal movimento stesso. Tra i nuovi tesserati figurano transfughi da Lega e Fratelli d'Italia, sia a livello locale che parlamentare.
Sul fronte europeo, Vannacci ha lasciato il gruppo Patrioti per l'Europa per aderire a Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), il gruppo guidato da Alternative für Deutschland: una collocazione che segna una linea più esplicitamente sovranista rispetto a quella tenuta dalla Lega in sede europea.
I numeri dei sondaggi: una fotografia in movimento
Qui sta il primo terreno di scontro, perché gli istituti non raccontano esattamente la stessa storia:
Ipsos (Pagnoncelli, 1° maggio): Futuro Nazionale al 4,1%, Lega al 5,8%
Youtrend per Sky Tg24 (metà giugno): sorpasso sulla Lega, FN al 5,9% contro il 5,8% del Carroccio
SWG Radar (17-22 giugno): FN al 5,3%, Lega leggermente sopra al 5,4%
Osservatorio Delphi (Piave/Sigma, 26 giugno): FN al 7,2%, quinta forza politica del paese, sopra Lega e AVS
Il dato di fondo su cui quasi tutti gli istituti convergono è la traiettoria: una crescita costante da febbraio in avanti, alimentata — secondo le analisi dei flussi elettorali — soprattutto da ex elettori della Lega, in misura minore da Fratelli d'Italia, e da astenuti. Le oscillazioni tra un istituto e l'altro restano invece nell'ordine di pochi decimi di punto, un margine che alcuni osservatori — tra cui lo stesso Fabio Duranti in diretta — hanno definito sproporzionato rispetto al clamore mediatico che genera ogni volta: un titolo da "sorpasso storico" per uno scarto che a volte è di un solo decimale.
Cosa viene contestato
Qui la materia si fa più scivolosa, ed è bene distinguere tra dati di sondaggio (verificabili, anche se con margini di errore) e giudizi politici (per natura discutibili).
Sul piano dell'opinione pubblica, un sondaggio Swg pubblicato il 25 giugno indica che l'81% degli italiani non ha fiducia in Vannacci (percentuale che scende al 65% tra l'elettorato di centrodestra). Tra i motivi della diffidenza: il 37% lo accusa di essere omofobo e razzista, il 27% lo considera un estremista di destra, il 30% non condivide le sue posizioni. Sul fronte opposto, il 33% lo vede come "la voce della vera destra" e il 14% come un'opportunità di rafforzamento per la coalizione di governo.
Sul piano mediatico, è proprio questo lo snodo dello scontro Duranti-Bianchi: entrambi convergono nel ritenere che il trattamento televisivo del fenomeno Vannacci — confronti da arena, etichette sommarie, titoli costruiti sullo zero virgola dei sondaggi — finisca per essere un favore involontario a chi vuole presentarsi come voce fuori dal coro, più che un'analisi del merito politico. È una lettura condivisa da entrambi, non uno scontro nel senso letterale del termine, ma una convergenza critica verso il sistema dell'informazione che racconta il caso.
Il nodo aperto è se Futuro Nazionale entrerà o no nella coalizione di centrodestra. Gli elettori di FN si dichiarano favorevoli al 64%, quelli di Fratelli d'Italia al 52%, quelli della Lega solo al 45% — segno che la partita più contesa, più che quella dei sondaggi, è quella interna alla destra di governo.
Futuro Nazionale è oggi un partito in crescita misurabile ma ancora di dimensioni contenute (tra il 4% e il 7% secondo gli istituti), nato da una scissione recente, con una base organizzativa che si espande rapidamente sul territorio. Resta divisivo sia nel giudizio dell'opinione pubblica — quasi metà degli italiani lo considera "un fenomeno eccentrico e preoccupante", mentre per un altro terzo una parte della destra trova in esso rappresentanza — sia nella lettura che ne dà chi fa informazione, su cui il punto di attrito principale è la sproporzione tra il peso elettorale reale e la copertura mediatica che il fenomeno riceve.
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Il 4 ottobre Donald #Trump ha annunciato la Super Intelligence Force, una task force guidata dal direttore della National Intelligence Jay Clayton, con 120 giorni per valutare rischi e opportunità dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è mantenere il vantaggio sulla Cina: “la Cina ci raggiungerà facilmente”, aveva avvertito il presidente a proposito della corsa all’IA. Al vertice di Washington del 24-25 settembre i due Paesi hanno concordato un nuovo dialogo sul tema. Pechino resta centrale nella raffinazione delle terre rare, indispensabili all’hardware.
La fame di energia
“È fondamentale”, risponde Michele #Kettmajer, esperto di intelligenza artificiale, sul peso strategico dell’IA, perché “i computer che calcolano l’intelligenza artificiale consumano davvero tantissima energia”. Da qui, a suo avviso, un’altra lettura delle mosse americane: “non è solo predominio territoriale o così via, ci sono dietro delle spinte molto forti”. Il fabbisogno si traduce in scelte concrete delle big tech: nella Rift Valley “stanno iniziando a comperare migliaia e migliaia di ettari di terreno”, e “La Norvegia è ottima perché è molto fredda” per ospitare i data center. Negli #StatiUniti, aggiunge, alcune comunità dicono: “non vogliamo questo modello estrattivo così potente a livello energetico e di acqua nel nostro territorio”.
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Dopo il corteo contro il caro vita del 17 ottobre a #Milano, con le vetrine sfondate e il negozio Foot Locker di San Babila assaltato, il centro è tornato nel caos anche il giorno dopo: nel pomeriggio del 18 ottobre sono stati 160 i giovani portati in questura, l’80% minorenni secondo le cronache. La premier Giorgia #Meloni ha convocato una riunione sull’ordine pubblico. Sul rapporto tra giovani e società è intervenuto lo psichiatra Paolo #Crepet, in diretta ai nostri microfoni.
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L'AUDIZIONE DI FRAJESE IN COMM. COVID: https://youtu.be/xy6CQ7W_49Q
Martedì 20 ottobre Giovanni #Frajese, docente di Scienze mediche tecniche applicate all’Università Foro Italico di Roma, è stato ascoltato dalla #CommissioneCovid insieme a Loredana #Frasca, ricercatrice dell’ISS e autrice di una review sugli eventi avversi dei vaccini. Ai nostri microfoni il professore riparte dai dati portati in audizione: la letteratura scientifica sulla biodistribuzione dell’mRNA e sui #vaccini anti-Covid. Da lì allarga lo sguardo al metodo della ricerca scientifica, al confronto tra colleghi, al peso degli studi e alla fiducia dei cittadini.
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Il caso legato a Sigfrido #Ranucci resta al centro di un procedimento giudiziario ancora aperto, tra l'inchiesta sull'attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 a Pomezia — che ha portato all'arresto di Valter #Lavitola, indicato come mandante — e il comitato etico attivato dalla Rai. A complicare il quadro è arrivata l'inchiesta del Tempo, diretto da Daniele Capezzone, sui compensi della redazione di Report, la cosiddetta "Reportopoli", con querele annunciate dagli inviati del programma. Ai microfoni di Un Giorno Speciale, Alberto Contri, Antonio Amorosi e Fabio #Duranti hanno discusso non del merito giudiziario, ma del rapporto tra giornalismo e credibilità pubblica.
Il primo nodo sollevato riguarda la postura pubblica riservata a Ranucci. Alberto Contri si è chiesto perché figure come Paolo #Mieli frequentassero certi ambienti "e come mai non ce lo raccontano", concludendo che "viviamo tutta una grande ipocrisia" e invitando a "rinforzare la ricerca del senso critico". Fabio Duranti ha ripreso il tema notando come in udienza si sia arrivati a vedere "giornalisti che si spellano le mani davanti a un magistrato", un'immagine che a suo dire non dovrebbe mai verificarsi quando informazione e giustizia si incontrano. Duranti ha aggiunto che lo stesso schema si ripete anche in altri contesti istituzionali, segno di un più generale corto circuito tra osservatori e osservati.
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La Commissione parlamentare d’inchiesta sul #Covid ha ascoltato Loredana Frasca, ricercatrice senior dell’Istituto superiore di sanità e tra le autrici di una review sugli eventi avversi dei vaccini anti-Covid pubblicata sulla rivista Pathogen. Sul lavoro l’ISS aveva preso le distanze con una nota ufficiale, precisando che non rappresentava la posizione dell’Istituto e definendolo un’analisi parziale. Le opposizioni, da parte loro, hanno più volte contestato la conduzione dei lavori della Commissione.
Il caso Frasca
“Per la prima volta nella sua carriera ha subito una lettera di richiamo per aver fatto banalmente il suo lavoro”. Così Alice #Buonguerrieri, deputata di Fratelli d’Italia e capogruppo in Commissione Covid, in diretta ai nostri microfoni. Alla domanda sui motivi delle critiche allo studio, riferisce, la risposta ottenuta sarebbe stata una sola: “il contenuto era troppo delicato per il pubblico”.
Per l’esponente di FdI il quadro è netto: “Qui non siamo di fronte alla scienza, qui siamo di fronte ad una dittatura, e me ne assumo tutta la responsabilità”. Un giudizio politico, che arriva dopo che Buonguerrieri ha collegato la vicenda a un’opera di “insabbiamento che non ha precedenti nella storia della Repubblica Italiana”.
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Quarantatré anni fa, un militare sovietico si rifiutò di obbedire a un computer e salvò l'umanità dall'apocalisse #nucleare. Quella storia oggi parla più forte che mai.
Era il 26 settembre 1983. I monitor del sistema di allerta sovietico segnalarono il lancio di cinque missili balistici americani. Il protocollo era chiaro: comunicare l'allarme ai vertici, i quali avrebbero risposto con un contrattacco nucleare. La terza guerra mondiale sarebbe iniziata in pochi minuti.
Stanislav Petrov, tenente colonnello di turno quella notte, non premette il pulsante.
Qualcosa non tornava. Cinque missili soltanto? Gli Stati Uniti ne avrebbero lanciati centinaia. I radar terrestri non confermavano nulla. Il sistema informatico diceva attacco. Il suo ragionamento diceva aspetta. Decise di fidarsi del ragionamento. Era un falso allarme: un'anomalia dei sensori, ingannati dal riflesso solare su alcune nuvole.
#Petrov morì nel 2017. Il mondo che aveva salvato non sapeva nemmeno di dovergli qualcosa.
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Dopo i disordini del 17 e 18 ottobre nel centro di Milano, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato, al Defence Procurement Forum di Roma. "I fatti di Milano e di altre parte d’Italia sono profondamente diversi da quelli vissuti in altre epoche e sono il frutto di quella che io chiamo “guerra ibrida” che qualcuno sta portando nelle nostre Nazioni ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, social, Youtube senza che l’Occidente se ne renda conto ed in qualche modo reagisca". Per Giorgio Bianchi, fotoreporter, il messaggio è chiaro: "Crosetto ci sta informando che attraverso i social network, e ancora meglio attraverso l'intelligenza artificiale, si può plasmare la mente dei giovani, si può dare vita a una sorta di controeducazione che fa sì che questi soggetti siano conosciuti da queste entità meglio delle loro famiglie e possano essere manipolati".
Il suo intervento in diretta.
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Dal 1° ottobre è ripartita la campagna vaccinale autunnale e, con lei, la raccomandazione del Ministero della Salute sul #vaccino anti-Covid.
L’ultima circolare lo indica per le persone dai 60 anni in su, per gli ospiti delle RSA, per i soggetti fragili e per le donne in gravidanza in qualsiasi trimestre, nel post-partum e durante l’allattamento. Il #virus intanto continua a circolare in sordina e senza troppa attenzione. Resta aperta anche la questione delle dosi acquistate e mai usate: già a fine 2023 un’analisi di Politico stimava in almeno 215 milioni le dosi acquistate dai Paesi Ue e poi buttate, per un costo di circa 4 miliardi di euro, con l’Italia seconda solo alla Germania, con 49 milioni di dosi.
Quanto ci è costata, finora, questa scelta?
I numeri messi in fila da #MaddalenaLoy, giornalista che segue da vicino i lavori della Commissione d’inchiesta sul Covid, fanno impressione: “Dal 2021 a oggi per i vaccini abbiamo speso 2,6 miliardi. Se vi fate due calcoli sono 36 milioni di euro al mese, tutti i mesi, cioè più o meno 450 milioni di euro l’anno. Sapete che cosa ci potremmo fare con questi soldi? Faccio un esempio di stretta attualità: potremmo aggiungerli alle centinaia di milioni che si stanno spendendo per l’edilizia scolastica, oggetto delle proteste degli studenti”.
Una scelta, non una fatalità
Il bersaglio è chiaro, e ha un nome: “I soldi per l’edilizia scolastica questo governo li ha stanziati, ma se volessimo fare ancora di più potremmo destinarci 450 milioni l’anno. Invece Schillaci ha deciso di destinarli al vaccino Covid”. Il capitolo più amaro è però quello delle penali: “Nel 2023 abbiamo buttato 288 milioni di euro di sole penali per rinunciare a 24 milioni di dosi mai prodotte e mai consegnate, perché ritenute palesemente in eccesso. Nel 2023, grazie a Dio, nessuno pensava più a farsi cinquanta dosi all’anno: nessuno le richiedeva e nessuno continua a richiederle. Oggi nove dosi su dieci vengono buttate”.
Per Loy il problema è soprattutto di metodo, prima ancora che sanitario: “C’è un uso sconsiderato dei fondi pubblici, dei soldi dei contribuenti. Un ministro di questo governo decide di destinare i fondi dei contribuenti per comprare cose che nessuno vuole e che nessuno chiede”.
Più fiducia nell’antinfluenzale
Basta guardare l’adesione dello scorso anno: circa 11 milioni di italiani si sono vaccinati contro l’influenza, meno di un milione contro il Covid. Una sproporzione che non ammette paragoni e che, secondo Loy, va letta senza ingenuità: “Paradossalmente questo significa che le persone ritengono l’influenza più grave del Covid. Ma il fatto è che il vaccino per l’influenza è meno pericoloso di quello del Covid. E quel milione di persone, non credetevi, non sono cittadini che spontaneamente escono di casa e dicono: mi vado a fare il vaccino Covid”.
Il nodo della gravidanza
È il passaggio della circolare sulle future mamme a colpire di più. Gli anziani nelle RSA sono già un capitolo delicato, “poverini, forse per dar loro il colpo di grazia”, ma è la raccomandazione alle donne in gravidanza in qualsiasi trimestre a suonare come un campanello d’allarme: “È emerso sulle riviste scientifiche e nelle commissioni d’inchiesta che questo vaccino non aveva la garanzia di essere sicuro per tutti, soprattutto per le donne in gravidanza, e sono venuti fuori gli eventi avversi. Sono scandalizzata dal fatto che il Ministero della Salute continui a raccomandarlo proprio alle donne incinte, che sono più fragili”.
Che cosa dovrebbero fare allora le categorie indicate dal Ministero? “Noi di solito diciamo sempre: parla con il tuo medico di base. La cosa grave è che anche alcuni medici di base continuino a consigliarlo agli anziani. Non tutti, però evidentemente qualcuno c’è: un milione di dosi non è tanto, ma non è neanche pochissimo. Per i grandi anziani tutti dicevano che forse era meglio non andare a sfrugugliare e compromettere la situazione. Speriamo che questi medici siano il meno possibile”.
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La Commissione d'inchiesta parlamentare sul Covid riprende slancio dopo la pausa estiva, con un calendario che promette settimane calde. L'audizione dell'ex premier Giuseppe Conte — attesa da anni e più volte rinviata — è stata fissata per il 5 ottobre: sarà la prima occasione per rivolgergli domande dirette, dopo l'audizione pre-estiva in cui si era limitato, di fatto, a un'autodifesa della gestione pandemica del suo governo. Nel frattempo, due audizioni tenute nelle ultime settimane hanno fatto emergere nuovi elementi sulla gestione dei fondi pubblici durante l'emergenza, con al centro il nome dell'avvocato Luca Di Donna.
A ricostruire i fatti è Alice Buonguerrieri, componente della Commissione: "Abbiamo impiegato ben due anni a convincere l'allora premier Conte a farsi audire in Commissione Covid. L'audizione è rimandata al 5 di ottobre e in quell'occasione avremo modo di chiedergli tante cose su cui riteniamo doveroso continuare a fare accertamenti, sia sul filone medico-scientifico che sulla gestione dei soldi pubblici".
Alla ripresa dei lavori, spiega, sono arrivate due audizioni che hanno aggravato il quadro: quella dei legali rappresentanti della società Portobello, messa in ginocchio dalle chiusure imposte dal governo Conte, e quella dell'associazione FederLab. "Rappresentanti della società hanno dichiarato di aver pagato 125.000 euro all'avvocato Luca Di Donna per fissare un appuntamento con Cassa Depositi e Prestiti, società di Stato, per ottenere un finanziamento pubblico, di fatto ottenuto, pari a 3,5 milioni di euro, su cui questa società ha pagato il 3,5% all'avvocato Di Donna". Un canovaccio che si è ripetuto quasi identico con FederLab: "Hanno dichiarato di aver pagato circa 20.000 euro all'avvocato Luca Di Donna per aver fissato per conto loro un appuntamento con il dottor Vito Cozzoli, presidente ai tempi della società Sport e Salute, altra società di Stato, per concludere una convenzione".
Lo studio Alpa e i rapporti "istituzionali elevati"
In entrambi i casi, secondo Buonguerrieri, la presentazione dell'avvocato Di Donna alle aziende seguiva lo stesso schema: "È stato presentato come il collega dell'allora premier Conte, braccio destro dell'allora premier Conte, componente dello studio Alpa che è noto per essere lo studio dove ha lavorato l'allora premier Conte, capace di avere rapporti politico-istituzionali molto elevati e in grado quindi di accedere ai vertici delle amministrazioni dello Stato." E i risultati, sottolinea, sono arrivati puntuali: "Effettivamente poi tutto quello che veniva detto si avverava, perché il risultato poi si portava a casa. Sono tutte coincidenze? Dobbiamo parlare di millantato credito? A me sembra che siamo un po' oltre".
A chi solleva malignamente un parallelismo con le vecchie tangenti — "oggi si chiama commissione, oggi si chiama consulenza" — Buonguerrieri non solo dà sponda ma cita un altro audito, l'imprenditore Buini, che si sarebbe rifiutato di pagare "queste percentuali spropositate e ingiustificate proprio perché ha ritenuto in quel momento che stesse commettendo un reato" parlando esplicitamente di ipotesi di tangente. E per fugare ogni dubbio sui termini giuridici, chiarisce: "A casa mia millantare significa promettere di fare qualcosa senza riuscire a farlo. Qui ormai i fatti ci dicono che si spendeva il nome dell'allora premier Conte… ed effettivamente poi tutto quello che veniva detto si avverava".
Il caso Maiorino e l'etichetta "no-vax"
Buonguerrieri torna infine sul convegno organizzato a Milano dal consigliere regionale Maiorino, dedicato all'ascolto dei danneggiati da vaccino, contestato da esponenti del PD: "Consentitemi di esprimere massima solidarietà ai danneggiati da vaccino che ancora oggi la sinistra ha il coraggio di attaccare, denigrare, umiliare. Noi stiamo parlando di persone che si sono vaccinate perché si sono fidate delle istituzioni e che dopo il vaccino si sono trovate ad affrontare malattie, disabilità, problemi economici e familiari. Io trovo vergognoso che la sinistra, Schlein in primis, chiami ancora oggi con disprezzo queste persone no-vax. Quello che posso riconfermare è che Fratelli d'Italia continuerà nel percorso avviato di ascolto di queste persone per tentare di risolvere i tanti gravissimi, pesantissimi danni che hanno procurato le gestioni dei governi di allora. Questa sinistra non ha alcun titolo per essere esempio per nessuno, tenuto conto del comportamento che tiene nei confronti di persone che stanno male".
Nel video l'intervista di Fabio Duranti.
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