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Dopo il corteo contro il caro vita del 17 ottobre a #Milano, con le vetrine sfondate e il negozio Foot Locker di San Babila assaltato, il centro è tornato nel caos anche il giorno dopo: nel pomeriggio del 18 ottobre sono stati 160 i giovani portati in questura, l’80% minorenni secondo le cronache. La premier Giorgia #Meloni ha convocato una riunione sull’ordine pubblico. Sul rapporto tra giovani e società è intervenuto lo psichiatra Paolo #Crepet, in diretta ai nostri microfoni.

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Le sue lotte politiche sono autentiche? E' antisistema o legittimato dall'apparato? Deve entrare nella coalizione di centrodestra o restarne fuori?
Su #FuturoNazionale c'è un equivoco di fondo, e a metterlo a fuoco — pur partendo da angolazioni diverse — sono #FabioDuranti e #GiorgioBianchi: il punto non è se Roberto #Vannacci stia crescendo, ma quanto di quella crescita sia reale e quanto sia amplificazione mediatica. E quanto alcune lotte del generale siano autentiche o bandierine per i seguaci.
Intanto, i numeri possono venire in aiuto su cosa sappiamo davvero del fenomeno.

Cosa sappiamo: la scheda del partito

Futuro Nazionale nasce il 24 febbraio 2026 dalla scissione di Roberto Vannacci dalla Lega, di cui l'ex generale ed eurodeputato era diventato simbolo dopo il successo elettorale del 2024. Nei mesi successivi alla fondazione, il movimento dichiara oltre 50mila iscritti e centinaia di comitati territoriali — 73 in Sicilia, 110 in Veneto, 104 in Lombardia, secondo i dati riportati dal movimento stesso. Tra i nuovi tesserati figurano transfughi da Lega e Fratelli d'Italia, sia a livello locale che parlamentare.
Sul fronte europeo, Vannacci ha lasciato il gruppo Patrioti per l'Europa per aderire a Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), il gruppo guidato da Alternative für Deutschland: una collocazione che segna una linea più esplicitamente sovranista rispetto a quella tenuta dalla Lega in sede europea.

I numeri dei sondaggi: una fotografia in movimento

Qui sta il primo terreno di scontro, perché gli istituti non raccontano esattamente la stessa storia:

Ipsos (Pagnoncelli, 1° maggio): Futuro Nazionale al 4,1%, Lega al 5,8%
Youtrend per Sky Tg24 (metà giugno): sorpasso sulla Lega, FN al 5,9% contro il 5,8% del Carroccio
SWG Radar (17-22 giugno): FN al 5,3%, Lega leggermente sopra al 5,4%
Osservatorio Delphi (Piave/Sigma, 26 giugno): FN al 7,2%, quinta forza politica del paese, sopra Lega e AVS

Il dato di fondo su cui quasi tutti gli istituti convergono è la traiettoria: una crescita costante da febbraio in avanti, alimentata — secondo le analisi dei flussi elettorali — soprattutto da ex elettori della Lega, in misura minore da Fratelli d'Italia, e da astenuti. Le oscillazioni tra un istituto e l'altro restano invece nell'ordine di pochi decimi di punto, un margine che alcuni osservatori — tra cui lo stesso Fabio Duranti in diretta — hanno definito sproporzionato rispetto al clamore mediatico che genera ogni volta: un titolo da "sorpasso storico" per uno scarto che a volte è di un solo decimale.

Cosa viene contestato

Qui la materia si fa più scivolosa, ed è bene distinguere tra dati di sondaggio (verificabili, anche se con margini di errore) e giudizi politici (per natura discutibili).
Sul piano dell'opinione pubblica, un sondaggio Swg pubblicato il 25 giugno indica che l'81% degli italiani non ha fiducia in Vannacci (percentuale che scende al 65% tra l'elettorato di centrodestra). Tra i motivi della diffidenza: il 37% lo accusa di essere omofobo e razzista, il 27% lo considera un estremista di destra, il 30% non condivide le sue posizioni. Sul fronte opposto, il 33% lo vede come "la voce della vera destra" e il 14% come un'opportunità di rafforzamento per la coalizione di governo.
Sul piano mediatico, è proprio questo lo snodo dello scontro Duranti-Bianchi: entrambi convergono nel ritenere che il trattamento televisivo del fenomeno Vannacci — confronti da arena, etichette sommarie, titoli costruiti sullo zero virgola dei sondaggi — finisca per essere un favore involontario a chi vuole presentarsi come voce fuori dal coro, più che un'analisi del merito politico. È una lettura condivisa da entrambi, non uno scontro nel senso letterale del termine, ma una convergenza critica verso il sistema dell'informazione che racconta il caso.
Il nodo aperto è se Futuro Nazionale entrerà o no nella coalizione di centrodestra. Gli elettori di FN si dichiarano favorevoli al 64%, quelli di Fratelli d'Italia al 52%, quelli della Lega solo al 45% — segno che la partita più contesa, più che quella dei sondaggi, è quella interna alla destra di governo.

Futuro Nazionale è oggi un partito in crescita misurabile ma ancora di dimensioni contenute (tra il 4% e il 7% secondo gli istituti), nato da una scissione recente, con una base organizzativa che si espande rapidamente sul territorio. Resta divisivo sia nel giudizio dell'opinione pubblica — quasi metà degli italiani lo considera "un fenomeno eccentrico e preoccupante", mentre per un altro terzo una parte della destra trova in esso rappresentanza — sia nella lettura che ne dà chi fa informazione, su cui il punto di attrito principale è la sproporzione tra il peso elettorale reale e la copertura mediatica che il fenomeno riceve.

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Il tema del wokeismo è tornato al centro del dibattito nelle ultime settimane dopo che la deputata democratica statunitense Alexandria Ocasio-Cortez ha definito "folle" la prima stagione del movimento, prendendo pubblicamente le distanze dalle posizioni più radicali sostenute dalla sinistra americana negli anni scorsi.

La svolta risponde alla necessità di riportare l'agenda democratica su temi economici — salari, sanità, costo della vita — anche alla luce dei tagli ai programmi legati alla cultura woke gestiti negli Stati Uniti dall'agenzia USAID. Un cambio di rotta che in Italia ha riacceso il confronto tra chi difende le battaglie identitarie e chi ne denuncia la deriva ideologica.

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Il dibattito sulla geoingegneria torna a infiammare i social ogni estate, quando il caldo spinge migliaia di utenti a cercare una spiegazione alternativa alle ondate di calore. Sotto ogni foto di cielo solcato da #scie di condensazione si moltiplicano i commenti su presunte "scie chimiche", un termine che da anni circola sui social che genera un piccolo equivoco, oltre alle derisioni.

A fare chiarezza, con l'autorità di chi la #meteorologia l'ha praticata per una vita, è il colonnello Mario #Giuliacci, intanto una distinzione: "Il tempo si può modificare, è da cent'anni che si cerca di modificarlo. Il clima, il tempo è ciò che guardo, apro la finestra, quello è il tempo e il meteorologo prevede il tempo. Il clima è ciò che mi aspetterei in inverno".
Confondere le due cose, spiega, è l'errore di fondo su cui si costruisce ogni teoria sulle scie chimiche. Il clima, ricorda, non si presta a manipolazioni su scala planetaria ma nemmeno nazionale: "L'uomo pur immettendo attualmente 40 miliardi di tonnellate di CO2 all'anno ha impiegato 70 anni per far sì che la temperatura del pianeta salisse di 1,2 gradi". Per alterarlo artificialmente, calcola, occorrerebbe una quantità di sostanze impossibile da immettere: "Servirebbero 4 milioni di aerei al giorno che viaggiano, per poter modificare il clima. È possibile questo? No."

Il tempo, cioè il fenomeno meteorologico su scala locale, è tutt'altra questione, ed è qui che la tecnologia esiste davvero, spiega Giuliacci: "Si individua una nuvoletta di 20 km per 20 km e ci si mette dentro ioduro d'argento". Le goccioline di nube, piccolissime e leggere, "sono costrette a mettersi tutte insieme intorno a questo nucleo di ioduro d'argento, diventa un gocciolone e cade per terra come pioggia". Una pratica, sottolinea, tutt'altro che nuova: "Si fa da 100 anni e non c'è nulla di male".
E oggi la tecnica è persino più pulita: "Ultimamente non si usa più l'ioduro d'argento, ma si usano cristalli di già acqua, si spruzzano acqua ghiacciata", così "non c'è più nemmeno l'inquinamento".

A dimostrazione che l'inseminazione delle nubi non ha nulla a che vedere con complotti recenti, il colonnello richiama un episodio storico: "Ho fatto vedere sulle mie pagine 3 bombardieri del 1943 tedeschi con una scia dietro enorme, perché allora non c'erano i sistemi di far sì che uscissero meno inquinanti e meno acqua dalla combustione", e smonta punto per punto anche la vulgata più recente legata all'alluvione di Dubai: "Sarebbero serviti circa 1.000 aerei in quel giorno tutti a bombardare tante nuvolette da 20 km di diametro per far piovere. Non so se mi spiego, è una cosa impossibile".
Anche le celebri foto di cieli incrociati da decine di scie, spesso citate come prova, trovano una spiegazione tecnica: "Se l'ambiente è molto umido e si forma la scia, per ogni molecola di vapore che esce dalla scia ce n'è una che rientra, per cui la scia può persistere anche per 5-6 ore e allargarsi significativamente".

"Ma possono essere armi"

Ma se la teoria delle "scie chimiche" in senso stretto è, per Giuliacci, priva di fondamento, il colonnello non liquida il tema della geoingegneria come innocuo, e anzi apre a uno scenario più inquietante: "Nelle guerre, nei conflitti, tu sai che ci sono armi chimiche. Questo potrebbe essere un'arma chimica, perché no? Non tutte le tecnologie ad uso di bene restano solo tali". Il paragone, per lui, è diretto: "Pensiamo alla bomba atomica, voglio dire, no? E all'energia nucleare. Così tutte le tecniche scientifiche a fin di bene si prestano anche ad essere usate a fin di male".

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Il tetto agli studenti stranieri che non conoscono l'italiano è tornato al centro dello scontro politico dopo l'inaugurazione dell'anno scolastico presieduta dal capo dello Stato lo scorso 22 settembre. Il governo lavora a un provvedimento che fisserebbe al 30% il limite massimo di alunni non italofoni per classe, misura annunciata dalla premier Giorgia #Meloni dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, insieme al divieto di burqa e niqab a scuola. Per difendere la proposta, Meloni ha richiamato due circolari firmate da Sergio #Mattarella quando era ministro dell'Istruzione, tra il 1989 e il 1990, con cui si raccomandava di non superare le quattro o cinque unità di alunni stranieri per classe. Una lettura che buona parte della stampa ha respinto: la segretaria del Pd Elly #Schlein ha ribattuto che «nelle classi non ci sono italiani o stranieri, ci sono bambine e bambini» e che «tutti hanno diritto a una scuola di qualità», bollando come discriminatoria l'operazione del governo. È su questo terreno — tra il precedente presidenziale e la sua strumentalizzazione mediatica — che si sono confrontati Fabio #Duranti, Alberto #Contri e Giorgio #Bianchi, in diretta ai microfoni di Un Giorno Speciale.

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Una #startup newyorkese di nome #Shift sta facendo discutere negli #StatiUniti e non solo. L'applicazione mette in contatto i residenti di #NewYork con addetti alle pulizie professionisti che operano gratuitamente: il servizio è reale, ma il compenso non è in denaro. Come spiegato direttamente sul sito della società, gli operatori indossano telecamere in prima persona durante il lavoro, e le riprese vengono utilizzate per addestrare la prossima generazione di robot domestici. "Questi #dati sono sufficientemente preziosi da consentirci di offrire servizi di pulizia gratuiti per un periodo di tempo limitato", recita la pagina web della piattaforma.

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Quel banner con scritto "accetta tutto" non è lì per tutelarvi. È progettato per stancarvi immediatamente. Chi lo ha costruito sa che la maggior parte delle persone, pur di non perdere tempo a selezionare voce per voce, preme accetta e va avanti. In quel momento avete ceduto il consenso al tracciamento completo della vostra navigazione.

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Il 26 maggio 2026 la stampa spagnola ha pubblicato il verbale del sequestro effettuato dalla polizia spagnola nello studio dell'ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, indagato dal 19 maggio dall'Audiencia Nacional nel quadro dell'inchiesta Plus Ultra. Nell'operazione denominata "Tibet", gli agenti hanno trovato in una cassaforte 103 oggetti di lusso — orecchini, collane, bracciali, orologi Omega e Longines, parure di rubini, smeraldi e zaffiri, una gargantilla con 14 rubini — per un valore stimato tra 2 e 3 milioni di euro. Sequestrati anche cartelle, agende "Presidente Zapatero 2020-2025" e supporti informatici. Le accuse: traffico di influenze, organizzazione criminale, falso, riciclaggio.

È la prima volta nella storia democratica spagnola che un ex capo di governo viene formalmente incriminato.
Il fascicolo consegnato al giudice istruttore supera le 4.000 pagine. Secondo la Procura Anticorruzione — che aveva avviato le indagini nell'ottobre 2024 anche su segnalazione delle autorità svizzere e francesi — Zapatero avrebbe ricevuto in cinque anni almeno 2,6 milioni di euro attraverso società sotto inchiesta. Al centro dello scandalo c'è il salvataggio con 53 milioni di euro di fondi pubblici della compagnia aerea Plus Ultra durante la pandemia del 2021.

Nei messaggi intercettati fra i presunti componenti della rete, l'ex premier era indicato come "Z", "Zzz" o "Zorro". E poi c'è il dettaglio che trasforma la vicenda da scandalo politico a romanzo: secondo la stampa spagnola, Zapatero avrebbe comprato in fretta e furia un biglietto aereo per Santo Domingo, da cui un velivolo privato lo avrebbe portato fino a Caracas.

A Un Giorno Speciale su Radio Radio, Fabio Duranti non ci sta al linciaggio mediatico. "A me sembra di assistere a una sessione di gossip, di quelli nei programmi trash. Una persona che va verso i 65-70 anni, che ha vissuto una vita intera: se c'ha quattro gioielli dentro, che non ce li può avere? Può averli guadagnati onestamente, no?".
La provocazione non è una difesa d'ufficio di Zapatero, ma una presa di posizione sul metodo: "Dimmi che hai trovato la pistola fumante, la prova, allora puoi pubblicare. Se hai solo gioielli dentro una cassaforte, fatti gli affari tuoi."
Giorgio Bianchi concorda sul garantismo di fondo, ma sposta il focus: "A me interessa che il politico faccia il buon politico. Però quando vedo che in Europa si fanno politiche palesemente contrarie agli interessi nazionali e dei popoli, le domande me le faccio."

Il sospetto: il dossier "orologeria"

È qui che il dibattito si fa più denso. Per Bianchi il nodo non è la cassaforte, ma il tempismo. "Io vedo che la Spagna ha una posizione molto critica nei confronti di Trump e soprattutto nei confronti di Israele, e vedo che a orologeria viene colpito un esponente politico." Un meccanismo già visto, secondo lui, nella storia recente europea: "Le agenzie di intelligence oggi hanno la possibilità di dossierare chiunque. Tengono questi dossier nei loro bei cassettini, e nel momento giusto in cui vogliono colpirti, guarda caso compare il dossier."
Duranti rincara la dose sul fronte domestico: "Noi stiamo guardando la commissione Covid che ha intervistato persone specchiate, che hanno depositato denunce contro lo studio legale dove lavorava Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio. Hanno detto: mi sono tirato indietro perché volevano quella che ritenevo fosse una tangente. Verbalizzato, denunciato. Tutto tace. E adesso usciamo fuori con i gioielli a casa di Zapatero."

La discussione approda infine sulla fragilità delle prove digitali nell'era dell'intelligenza artificiale. "Possono setacciare, vero", dice Duranti. "Ma adesso con le moderne tecnologie non gli serve nemmeno setacciare, perché una prova te la puoi costruire anche artificialmente. Un'email è uno scambio elettronico: sono dati digitali, non c'è un pezzo di carta, non c'è una lettera autografa. Un vocale oggi lo imita una macchina. Un bravissimo perito riesce a identificarlo, ma su dieci periti, otto non ci capiscono niente."
Il rischio denunciato è quello della gogna preventiva: "Sbatti il mostro in prima pagina era una volta un'eccezione, adesso è diventata un'abitudine. Poi magari verrai assolto — come è appena successo a un parlamentare italiano — ma ormai sei finito, la tua carriera è morta."

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#Ustica, il generale Tricarico: "La politica ha avuto un ruolo decisivo nel mantenere in vita una narrazione smentita dai processi"

A quarantasei anni dalla tragedia di Ustica, il dibattito resta acceso. Secondo il generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, il principale ostacolo alla piena ricostruzione della vicenda non sarebbe soltanto giudiziario, ma soprattutto politico.
"Una parte politica ben identificata ha contribuito a sostenere una ricostruzione mistificata e falsa, continuando ad alimentare l'ipotesi del missile o del coinvolgimento di Stati stranieri, nonostante il processo penale abbia escluso quella dinamica. Questo ha impedito di fare piena chiarezza su una tragedia nella quale morirono 81 persone".

Nel corso dell'intervista, Tricarico ha citato alcuni esponenti politici, indicando tra questi l'ex presidente del Consiglio Romano #Prodi.

A cura di Rosanna Piras

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Mentre a #Roma il gip resta in attesa di pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione dell'inchiesta sulla strage di #Ustica — riaperta 18 anni fa dopo le rivelazioni dell'allora presidente emerito Francesco #Cossiga, e sulla quale il Governo ha già annunciato tramite l'Avvocatura dello Stato la propria opposizione alla chiusura del fascicolo — Giuliano #Amato e Carlo #Giovanardi si sono confrontati sul caso ospiti di Rosanna Piras a 'Astrea-Il futuro che verrà'. Il dialogo, atteso come occasione di chiarimento dopo la recente desecretazione di documenti d'archivio, si è trasformato in un duro scontro terminato con l'uscita di scena dell'ex premier.

Amato: "Bisogna opporsi all'archiviazione, ma restano troppi dubbi"

Amato ha rivendicato di non aver mai presentato l'ipotesi del missile francese come una propria certezza, ma come la ricostruzione ritenuta più credibile in un contesto segnato fin dall'inizio da elementi di ambiguità. L'ex presidente del Consiglio ha detto di "invidiare" la sicurezza con cui Giovanardi sostiene la tesi della bomba palestinese a bordo, sottolineando che i tempi e le circostanze del suo eventuale collocamento non sarebbero mai stati chiariti del tutto. Sul piano giudiziario, ha ridimensionato il valore della sentenza civile che riconobbe la responsabilità dello Stato per la mancata sicurezza dei cieli, respingendo l'idea che essa dipendesse solo dalla costituzione tardiva dell'Avvocatura di Stato. Amato si è detto comunque contrario a una nuova archiviazione dell'inchiesta.

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Il 9 agosto scorso, durante il tradizionale omaggio a Fabrizio De André organizzato nell'ambito del festival Time in Jazz all'Agnata, la tenuta del cantautore in Gallura, una spettatrice ha contestato la presenza del vicepremier Matteo Salvini al concerto di Diodato, lasciando la platea prima della fine dell'esibizione. A calmare gli animi è stata la padrona di casa, Dori Ghezzi. Presa la parola al microfono, la vedova del cantautore ha respinto la protesta pur restando, nelle sue parole, "sempre di sinistra". "Io la penso diversamente - ha detto - però è giusto creare un dialogo, altrimenti non saremmo più un paese democratico". L'intervento è stato accolto da un lungo applauso, compreso quello dello stesso Salvini. Di segno opposto la reazione, arrivata poche ore dopo sui social, della nipote Alice De André, secondo cui il nonno non avrebbe mai tollerato la scena e avrebbe interrotto lui stesso il concerto.

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Un governo che gode di una stampa favorevole, o almeno non ostile, si muove con sicurezza. Per l'analisi proposta in trasmissione, è il caso dell'esecutivo #Meloni, a lungo trattato con riguardo anche dai quotidiani di area progressista. Una stampa negativa, insieme ad altri fattori come le vicende giudiziarie (il caso #Berlusconi è l'esempio storico), può decidere la stabilità di un governo.

Fabio Duranti e Giorgio Bianchi in diretta.

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Nel 2003 l’Ucraina si era inizialmente opposta alla guerra in Iraq guidata dagli Stati Uniti, ma nell’estate di quell’anno decise di inviare un proprio contingente. I militari rimasero nel Paese fino al ritiro del dicembre 2008, operando in un settore sotto comando polacco: circa 1.600 presenti in modo stabile e, secondo le stime, tra i 6.000 e i 7.000 impiegati complessivamente. Ce ne parla in diretta Davide Colantoni, autore di "Quando l'Ucraina invase l'Iraq".

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La #BancaCentraleEuropea ha deciso di tenere fermi i tassi di interesse a luglio, dopo il rialzo di giugno. Depositi al 2,25%, rifinanziamento al 2,40%, prestiti marginali al 2,65%. Una pausa votata all'unanimità dal Consiglio Direttivo, anche se qualcuno al tavolo avrebbe voluto stringere ancora. Francoforte ha scelto prudenza: guardare come evolvono le tensioni in Medio Oriente prima di muovere ancora la leva. E al centro dell'attenzione restano sempre loro, i prezzi dell'energia, che restano la variabile più imprevedibile e la miccia più pericolosa per l'inflazione.

I numeri, nel frattempo, raccontano un quadro che si sta raffreddando: a giugno l'inflazione nell'area euro è scesa al 2,8%, quella di fondo al 2,4%. Christine Lagarde ha ribadito quello che ripete da mesi: le prossime mosse dipenderanno dai dati che arriveranno. L'economia dell'eurozona mostra qualche segnale di miglioramento, ma l'incertezza resta la cifra dominante di questa fase. E per le famiglie il messaggio pratico è semplice: con i tassi fermi, il variabile continua a convenire più del fisso sui mutui. Le prossime tappe sono già scritte in agenda: settembre, ottobre, dicembre. Vedremo cosa deciderà il Consiglio.

Detto questo, il punto che mi interessa davvero è un altro, e l'ho detto anche l'altro giorno a un giornalista che mi intervistava: non esiste più, di fatto, la possibilità di parlare di economia. Io per primo, in questa calda estate, mi ritrovo a commentare quasi solo notizie di finanza. Se guardate bene, è la finanza ormai a dominare le pagine economiche dei giornali: BCE, moneta, tassi di interesse. Sempre gli stessi tre ingredienti, girati e rigirati.

Ma il mio mestiere è un altro. Io ogni giorno lavoro con imprenditori, e per fortuna sono loro a riportarmi dov'è che si gioca davvero la partita: produzione, posti di lavoro, investimenti, capitale circolante, magazzini, le scelte strategiche di un'azienda che deve decidere se assumere, se investire, se rischiare. Il contesto macro conta, per carità, nessuno lo nega. Ma è desolante constatare che i giornali ormai parlino solo di #finanza e non più di economia reale — forse, semplicemente, perché di economia reale non c'è più tanto da raccontare.

#ValerioMalvezzi, 3 agosto 2026

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Spesso il cinema racconta la realtà molto meglio della realtà stessa.
È su questa assenza per esempio che si accendono le luci de Il Postino. Neruda, nei suoi versi, si incaricava di dare voce a chi non ne ha. “Tento disperatamente di parlare per conto della vostra parola che non c’è: questo dice. E il film di #Troisi racconta esattamente questo. Un grande poeta in esilio su una piccola isola siciliana, negli anni Cinquanta, incontra il subalterno, il maltrattato: un pescatore semianalfabeta che ha appena cominciato a fare il postino. La prima cosa a cui pensa Mario Ruoppolo, e dovremmo scolpircelo nella testa, è che gli serve Neruda per scrivere una lettera d’amore alla donna che ama. Ma quando Neruda gli insegna a scriverla e gli spiega cosa sono le metafore, il postino comincia a prenderci gusto. Capisce che comprendere la parola, ed essere in grado di esprimersi, è un superpotere incredibile: ti permette prima di decifrare il mondo in cui vivi e poi di raccontarlo”.

Da qui discende un dovere, non un privilegio. “Non perché siamo migliori, ma perché siamo partiti da posizioni ultraprivilegiate rispetto al 99% della gente, dovremmo rispondere alle domande più elementari. Devo scrivere una lettera d’amore alla donna che amo? Devo scrivere al mio padrone perché ha fatto cose che non vanno? E da lì insegnare la bellezza della parola, perché la propria bocca smetta di essere morta. Una bocca morta è quella di chi non ha parola, di chi continuerà a essere sfruttato sempre di più”.

L'approfondimento con Giorgio Bianchi e #FedericoGreco

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Il 25 settembre #Leone XIV ha parlato nella sede dell'UNESCO a Parigi, seconda tappa del suo viaggio in Francia, riannodando il filo con l'organismo delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura dopo quarantasei anni dall'ultima visita di un Pontefice. Una visita che cade in un momento delicato per l'organizzazione: gli Stati Uniti hanno infatti annunciato il loro terzo ritiro dall'UNESCO, che diventerà effettivo il 31 dicembre 2026. E se le immagini rilanciate dai media hanno raccontato soprattutto il gesto simbolico dell'ulivo della pace, il discorso pronunciato davanti alla platea dell'organizzazione ha toccato globalizzazione, colonialismo finanziario e imposizioni ideologiche.

Per capire il peso di quella presenza bisogna guardare alla lunga storia di strappi tra Washington e l'#UNESCO. Una storia che, secondo #ManlioDinucci, attraversa indifferentemente amministrazioni repubblicane e democratiche: "Nel 1984 l'amministrazione Reagan interruppe i rapporti con l'organizzazione, sostenendo che essa favorisse gli interessi dell'Unione Sovietica, l'allora impero del male, come lo chiamava Reagan.
Durante l'amministrazione Obama, premio Nobel per la pace, attenzione, gli Stati Uniti sospesero i finanziamenti. Per quale grave reato? Dopo che la Palestina fu ammessa come membro a pieno titolo nel 2011. E infine nel 2017, all'inizio del primo mandato di Trump, gli Stati Uniti si ritirarono. Obama, il presidente democratico, e Trump, presidente repubblicano, si trovano uniti nella stessa azione".

La motivazione ufficiale del nuovo addio, messa nero su bianco dal Dipartimento di Stato, torna ancora una volta sulla Palestina: l'ammissione dello Stato palestinese come membro sarebbe "estremamente problematica" e avrebbe alimentato una retorica antisraeliana dentro l'organizzazione. Un'accusa che non regge: "È assolutamente falso quello che viene affermato nel comunicato del Dipartimento di Stato, perché l'UNESCO non ha fatto niente di ciò di cui viene imputato. Il 31 dicembre, terza volta, se ne va. E quindi il fatto che il Papa, che viene dagli Stati Uniti, vada proprio all'UNESCO a Parigi a parlare ha un significato ben preciso".

L'attacco frontale

Da qui si arriva al bersaglio vero. Gli attacchi al Pontefice, va notato, seguono due registri: uno hard e uno soft. Il primo parte addirittura prima dell'elezione di Leone XIV, con il fotomontaggio di Donald Trump vestito da Papa postato sui profili social della Casa Bianca a pochi giorni dal conclave del maggio 2025 e condiviso dallo stesso presidente su Truth. "Non è lo scherzo di uno un po' megalomane, dissacrante. No, questo ha un contenuto ben preciso, che viene poi confermato".

La conferma arriva, sempre su Truth, con un messaggio firmato dal presidente degli Stati Uniti: "Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera. Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l'Iran possieda un'arma nucleare. Non voglio un Papa che ritenga terribile che l'America abbia attaccato il Venezuela. Non voglio un Papa che critichi il presidente degli Stati Uniti. Leo dovrebbe essere grato perché non figurava in nessuna lista dei candidati al papato ed è stato inserito nella Chiesa solo perché era americano. Se non fossi alla Casa Bianca, Leo non sarebbe in Vaticano".

Parole che si smontano da sole: "È assolutamente infondato, falso. Non perché vogliamo difendere il Papa, vogliamo difendere la verità. È l'opposto. Debole contro le armi nucleari? C'è una voce che è risuonata di allarme e di appello, ed è quella del Papa contro le armi nucleari. E non solo questo Papa: anche Papa Francesco fu molto forte su questo argomento".

La censura con l'innaffiatoio

Poi c'è l'attacco più leggero, ma più insidioso. Quello che passa per il racconto. "Prendiamo un giornale, il Sole 24 Ore, mica l'ultimo: titola che il Papa alla sede dell'UNESCO innaffia l'ulivo della pace. Il gesto è ovviamente significativo, simbolico, nessuno può criticarlo. Ma uno si chiede: e tutto quello che ha fatto all'UNESCO? Avete sentito qualche organo del mainstream, televisivo, radiofonico o stampato, che vi abbia fatto ascoltare ciò che il Papa ha detto veramente?".


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sbarbesta
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Il regolamento #Ue 2026/2202 sui diritti dei #passeggeri aerei, pubblicato in Gazzetta ufficiale a inizio ottobre, aggiorna dopo 13 anni di trattative le regole del 2004. Prevede il bagaglio a mano gratuito fino a 40x30x15 centimetri e il rimborso entro sette giorni, con il voucher che non potrà più essere imposto. Le norme saranno applicabili dal 23 ottobre 2027. Ne ha parlato ad Astrea il direttore Diritti del Passeggero di #ENAC, Mark De Laurentiis.

Un anno di transizione

Fino all’applicazione del regolamento restano valide le regole attuali, e la struttura di vigilanza dell’ente prosegue il suo lavoro. “Tra l’altro possiamo contare anche su più di 100 ispettori dislocati presso gli aeroporti italiani”, sottolinea De Laurentiis, per il quale in questa fase è decisiva la corretta informazione ai passeggeri.

Sulle possibili contromosse delle compagnie low cost, che potrebbero ritoccare le tariffe base, la risposta è netta: “Ci proveranno sicuramente a trovare qualche nuovo escamotage, qualche nuovo espediente, però diciamo che una volta entrata in vigore la norma è chiaro che dovranno necessariamente conformarsi, pena l’irrogazione delle sanzioni di cui ENAC appunto ha la titolarità in questo caso.” Il direttore richiama poi il regolamento 1008/2008 sulla trasparenza dei prezzi: “Le compagnie aeree sono obbligate, questo già da tempo, a illustrare, a rappresentare in modo chiaro, trasparente e diretto tutte le componenti di costo che vanno a comporre poi il prezzo finale del biglietto.”

Astrea è condotto e ideato da Rosanna Piras

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sbarbesta
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Oltre 45 milioni di dollari in contratti a un'operazione guidata da Brad Parscale, ex responsabile della campagna digitale di #Trump nel 2016: secondo il Wall Street Journal, è la cifra della campagna d'immagine finanziata da #Israele negli Stati Uniti, tra messaggi scritti con l'IA, media conservatori e influencer. Intanto il caso Macklemore-Ed Sheeran riaccende il #dibattito sulla libertà d'espressione.

Ne hanno parlato in diretta Roberto Vivaldelli (InsodeOver) e Giorgio Bianchi.

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sbarbesta
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RadioRadioTV - Trasmissione "Lavori in corso" - 1° luglio 2016 - Marcello Vitale intervistato sul suo secondo romanzo "La donna della panchina" - Koinè Nuove Edizioni




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