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The single of this song is 30 seconds longer than the album version: it has a longer synthesizer intro and a longer solo.
African National Congress in South Africa chose this song as their anthem in the late 1980s: Nelson Mandela was still in jail and the apartheid was still in place.
"I Want To Break Free"
I want to break free
I want to break free
I want to break free from your lies
You're so self-satisfied, I don't need you
I've got to break free
God knows, God knows I want to break free
I've fallen in love
I've fallen in love for the first time
And this time I know it's for real
I've fallen in love, yeah
God knows, God knows I've fallen in love
It's strange but it's true, yeah
I can't get over the way you love me like you do
But I have to be sure
When I walk out that door
Oh, how I want to be free, baby
Oh, how I want to be free
Oh, how I want to break free
But life still goes on
I can't get used to living without, living without
Living without you by my side
I don't want to live alone, hey
God knows, got to make it on my own
So baby, can't you see?
I've got to break free
I've got to break free
I want to break free, yeah
I want, I want, I want, I want to break free
#lyrics
#queen
#iwanttobreakfree
In 1971, four college students got together to form a rock band. Since then, that certain band called Queen have released 26 albums and sold over 300 million records worldwide. The popularity of Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor, and John Deacon is stronger than ever, 40 years on. But it was no bed of roses. No pleasure cruise. Queen had their share of kicks in the face, but they came through and this is how they did it, set against the backdrop of brilliant music and stunning live performances from every corner of the globe. In this film, for the first time, it is the band that tells their story. Featuring brand new interviews with the band and unseen archive footage (including their recently unearthed, first ever TV performance), it is a compelling story told with intelligence, wit, plenty of humor, and painful honesty.
Now Available on Digital: http://AAN.SonyPictures.com/QueenDaysofourLives
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#LiveMusic #Queen #FreddieMercury #BrianMay #RogerTaylor #JohnDeacon
Queen: Days of Our Lives | Full Documentary
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Bohemian Rhapsody (Live Aid) · Queen
Bohemian Rhapsody
℗ 2018 Queen Productions Ltd
Released on: 2018-10-19
Lyricist, Vocal, Composer: Freddie Mercury
Associated Performer: Queen
Keyboards: Spike Edney
Guitar, Producer: Brian May
Percussion, Drums, Producer: Roger Taylor
Bass Guitar: John Deacon
Co- Producer: Kris Fredriksson
Co- Producer: Joshua J. Macrae
Co- Producer: Justin Shirley-Smith
Mastering Engineer: Adam Ayan
Auto-generated by YouTube.
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Dal 1° ottobre è ripartita la campagna vaccinale autunnale e, con lei, la raccomandazione del Ministero della Salute sul #vaccino anti-Covid.
L’ultima circolare lo indica per le persone dai 60 anni in su, per gli ospiti delle RSA, per i soggetti fragili e per le donne in gravidanza in qualsiasi trimestre, nel post-partum e durante l’allattamento. Il #virus intanto continua a circolare in sordina e senza troppa attenzione. Resta aperta anche la questione delle dosi acquistate e mai usate: già a fine 2023 un’analisi di Politico stimava in almeno 215 milioni le dosi acquistate dai Paesi Ue e poi buttate, per un costo di circa 4 miliardi di euro, con l’Italia seconda solo alla Germania, con 49 milioni di dosi.
Quanto ci è costata, finora, questa scelta?
I numeri messi in fila da #MaddalenaLoy, giornalista che segue da vicino i lavori della Commissione d’inchiesta sul Covid, fanno impressione: “Dal 2021 a oggi per i vaccini abbiamo speso 2,6 miliardi. Se vi fate due calcoli sono 36 milioni di euro al mese, tutti i mesi, cioè più o meno 450 milioni di euro l’anno. Sapete che cosa ci potremmo fare con questi soldi? Faccio un esempio di stretta attualità: potremmo aggiungerli alle centinaia di milioni che si stanno spendendo per l’edilizia scolastica, oggetto delle proteste degli studenti”.
Una scelta, non una fatalità
Il bersaglio è chiaro, e ha un nome: “I soldi per l’edilizia scolastica questo governo li ha stanziati, ma se volessimo fare ancora di più potremmo destinarci 450 milioni l’anno. Invece Schillaci ha deciso di destinarli al vaccino Covid”. Il capitolo più amaro è però quello delle penali: “Nel 2023 abbiamo buttato 288 milioni di euro di sole penali per rinunciare a 24 milioni di dosi mai prodotte e mai consegnate, perché ritenute palesemente in eccesso. Nel 2023, grazie a Dio, nessuno pensava più a farsi cinquanta dosi all’anno: nessuno le richiedeva e nessuno continua a richiederle. Oggi nove dosi su dieci vengono buttate”.
Per Loy il problema è soprattutto di metodo, prima ancora che sanitario: “C’è un uso sconsiderato dei fondi pubblici, dei soldi dei contribuenti. Un ministro di questo governo decide di destinare i fondi dei contribuenti per comprare cose che nessuno vuole e che nessuno chiede”.
Più fiducia nell’antinfluenzale
Basta guardare l’adesione dello scorso anno: circa 11 milioni di italiani si sono vaccinati contro l’influenza, meno di un milione contro il Covid. Una sproporzione che non ammette paragoni e che, secondo Loy, va letta senza ingenuità: “Paradossalmente questo significa che le persone ritengono l’influenza più grave del Covid. Ma il fatto è che il vaccino per l’influenza è meno pericoloso di quello del Covid. E quel milione di persone, non credetevi, non sono cittadini che spontaneamente escono di casa e dicono: mi vado a fare il vaccino Covid”.
Il nodo della gravidanza
È il passaggio della circolare sulle future mamme a colpire di più. Gli anziani nelle RSA sono già un capitolo delicato, “poverini, forse per dar loro il colpo di grazia”, ma è la raccomandazione alle donne in gravidanza in qualsiasi trimestre a suonare come un campanello d’allarme: “È emerso sulle riviste scientifiche e nelle commissioni d’inchiesta che questo vaccino non aveva la garanzia di essere sicuro per tutti, soprattutto per le donne in gravidanza, e sono venuti fuori gli eventi avversi. Sono scandalizzata dal fatto che il Ministero della Salute continui a raccomandarlo proprio alle donne incinte, che sono più fragili”.
Che cosa dovrebbero fare allora le categorie indicate dal Ministero? “Noi di solito diciamo sempre: parla con il tuo medico di base. La cosa grave è che anche alcuni medici di base continuino a consigliarlo agli anziani. Non tutti, però evidentemente qualcuno c’è: un milione di dosi non è tanto, ma non è neanche pochissimo. Per i grandi anziani tutti dicevano che forse era meglio non andare a sfrugugliare e compromettere la situazione. Speriamo che questi medici siano il meno possibile”.
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L'AUDIZIONE DI FRAJESE IN COMM. COVID: https://youtu.be/xy6CQ7W_49Q
Martedì 20 ottobre Giovanni #Frajese, docente di Scienze mediche tecniche applicate all’Università Foro Italico di Roma, è stato ascoltato dalla #CommissioneCovid insieme a Loredana #Frasca, ricercatrice dell’ISS e autrice di una review sugli eventi avversi dei vaccini. Ai nostri microfoni il professore riparte dai dati portati in audizione: la letteratura scientifica sulla biodistribuzione dell’mRNA e sui #vaccini anti-Covid. Da lì allarga lo sguardo al metodo della ricerca scientifica, al confronto tra colleghi, al peso degli studi e alla fiducia dei cittadini.
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Il 4 ottobre Donald #Trump ha annunciato la Super Intelligence Force, una task force guidata dal direttore della National Intelligence Jay Clayton, con 120 giorni per valutare rischi e opportunità dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è mantenere il vantaggio sulla Cina: “la Cina ci raggiungerà facilmente”, aveva avvertito il presidente a proposito della corsa all’IA. Al vertice di Washington del 24-25 settembre i due Paesi hanno concordato un nuovo dialogo sul tema. Pechino resta centrale nella raffinazione delle terre rare, indispensabili all’hardware.
La fame di energia
“È fondamentale”, risponde Michele #Kettmajer, esperto di intelligenza artificiale, sul peso strategico dell’IA, perché “i computer che calcolano l’intelligenza artificiale consumano davvero tantissima energia”. Da qui, a suo avviso, un’altra lettura delle mosse americane: “non è solo predominio territoriale o così via, ci sono dietro delle spinte molto forti”. Il fabbisogno si traduce in scelte concrete delle big tech: nella Rift Valley “stanno iniziando a comperare migliaia e migliaia di ettari di terreno”, e “La Norvegia è ottima perché è molto fredda” per ospitare i data center. Negli #StatiUniti, aggiunge, alcune comunità dicono: “non vogliamo questo modello estrattivo così potente a livello energetico e di acqua nel nostro territorio”.
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Una legge che chiedeva a un farmaco di fare ciò per cui non era mai stato autorizzato. Il decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, recante disposizioni urgenti per la prevenzione del contagio da SARS-CoV-2, imponeva a medici e operatori sanitari l’obbligo vaccinale proprio “per la prevenzione dell’infezione”. Da lì sarebbero arrivati il Green Pass e tutto ciò che ne è seguito. Cinque anni dopo, l’EMA chiarisce nelle risposte pubblicate in questi giorni che i vaccini Covid non sono mai stati autorizzati per prevenire la trasmissione da una persona all’altra: non nel 2020, non nel 2021, non oggi. Su questo cortocircuito si è aperta la seduta odierna della #commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.
A metterlo a fuoco è Giovanni #Frajese, che della commissione è membro tecnico e che per la prima volta ne è stato audito: “Rischio e beneficio sono due parole diventate in auge al tempo del Covid. Venivano usate da tutti per dire che qualunque rischio fosse minimo e il beneficio incredibilmente alto. Questa narrazione è stata ripetuta così tante volte da diventare scolpita sulla roccia, e chiunque provasse a dire qualcosa di diverso veniva ridicolizzato. Peccato che la scienza non parli per dogmi, ma per dati. Tengo a precisare che non ho conflitti di interesse con l’industria farmaceutica e non li ho mai avuti, e che le mie opinioni sono molto diverse da quelle dell’università presso cui lavoro, il Foro Italico di Roma. Ma ciò che presento non sono opinioni, e voglio che sia chiaro fin dall’inizio. Non lo erano nemmeno nel maggio del 2021, quando in Senato parlavo già del rischio di miocardite e pericardite negli adolescenti”.
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Avrete letto anche voi la storia dei tre ragazzi di Pradamano: un banchetto di limonata per racimolare i soldi di un Piaggio Ciao, denunciato da anonimi alla polizia per mancanza dei permessi, finito poi con tre motorini regalati da benefattori di tutta Italia. Noi un'idea ce la siamo fatta.
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L'11 maggio scorso il presidente Mattarella si è seduto in un'aula del Politecnico di Milano accanto all'archistar e senatore a vita Renzo Piano, davanti a una platea di studenti di architettura. Le parole che ha pronunciato? Belle e condivisibili: il valore del dubbio, l'importanza di sottoporsi costantemente a verifiche, il rischio di "fossilizzarsi nelle apparenze". Ha detto che il dubbio "è uno degli ingredienti fondamentali della democrazia" e che "non c'è niente di peggio della presunzione di andare avanti in maniera ottusa."
Parole giuste, anzi giustissime. Il problema è che quelle stesse parole ci risuonano in testa in modo diverso.
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Si sta molto discutendo, con posizioni assai diversificate, dell'epifania catodica del prode generale Vannacci nel salotto politicamente corretto e fintamente pluralistico di Lilli Gruber su La7. L'opinione pubblica appare attualmente divisa tra coloro i quali celebrano la prestazione del generale e coloro i quali invece prendono le parti della giornalista Gruber e della sua spalla Lina Palmerini.
Per parte nostra vogliamo chiamarci fuori da questa demenziale tifoseria di bassa lega.
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Il rapporto OASI del Cergas-Bocconi ha stimato che servirebbero circa 40 miliardi di euro per riequilibrare il Servizio Sanitario Nazionale, mentre l'ultimo report dell'Osservatorio Europeo dell'OMS segnala carenze strutturali di personale - in particolare infermieristico - e squilibri territoriali nell'offerta di cura. Numeri che si intrecciano a un tema più profondo, quello della preparazione della classe medica, al centro di una riflessione condivisa: "Non abbiamo la preparazione adeguata".
Sul fronte economico, il discorso si allarga agli extraprofitti sui beni primari. Il legislatore italiano è già intervenuto in passato su casi simili: nel 2022 con un prelievo del 50% sui guadagni straordinari delle società energetiche, nel 2023 con una misura analoga - poi ridimensionata - sul settore bancario. Interventi emergenziali, non un principio sistematico.
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C’è un equivoco che ci portiamo dietro da decenni, ed è pensare che a custodire la Costituzione basti la Corte costituzionale. Il vero garante sostanziale della Carta è il Parlamento. Non quello formale, quello sostanziale. Ed è al Parlamento che chiedo conto di una scelta precisa: aver ceduto la nostra sovranità in modi che con l’articolo 11 hanno poco a che vedere.
Rileggiamolo, quell’articolo. La sovranità appartiene al popolo, lo dice l’articolo 1, e l’articolo 11 consente di limitarla a una sola condizione: che serva a creare organismi internazionali capaci di risolvere i conflitti tra i Paesi attraverso la diplomazia. Si cede sovranità per la pace, e soltanto per la pace. Accordi e intese si possono fare, certo, ma quel principio cardine è stato violato più volte, e la violazione più grande porta il nome di Europa.
Perché abbiamo consegnato la nostra sovranità a Bruxelles? La risposta è meno nobile di quanto ci siamo raccontati. Speravamo che l’Europa facesse al posto nostro quello che non avevamo il coraggio di fare: le cosiddette norme impopolari. Le subivamo da fuori, e intanto nessuno a Roma doveva prendersene la responsabilità politica. È stata l’operazione più scellerata che un Paese potesse compiere. Perché l’Europa, che di politico non ha nulla, una volta ricevuti quei poteri è diventata una grande lobby. E non possiamo nemmeno parlare di esproprio: quella sovranità l’abbiamo concessa noi, di nostra volontà, per una finalità che è stata tradita. Oggi da lì arrivano direttive che con il dettato costituzionale spesso non hanno nulla di coerente.
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#SferaEbbasta a #SanSiro, circondato dalle sue dieci ragazze in uniforme, è già acqua passata: la vera notizia non è nell'immagine, che dura il tempo di uno scroll, ma in quello che quell'immagine autorizza. Non è tanto la messa in scena del corpo femminile a dover inquietare — se ne discute, se ne discuterà, e la polemica si consumerà come tutte le polemiche social, in tre giorni di indignazione a orologeria. Il problema è più a monte, ed è più scomodo: è il permesso. Chi decide chi può dire tutto e chi non può dire quasi niente.
Proviamo a fare l'esperimento opposto. Un cittadino qualunque pubblica un articolo di giornale, senza commento, senza sarcasmo, senza una virgola fuori posto: rischia lo strike, l'account sospeso, il profilo oscurato per mesi. Un trapper può inscenare qualunque cosa, cantare qualunque cosa, esibire qualunque cosa, e non solo non viene toccato: viene rilanciato dall'algoritmo, gli si dedica una serie su una piattaforma internazionale, lo si premia in un teatro di provincia come un benefattore. Non è una differenza di sensibilità morale. È una scelta industriale. E le scelte industriali, quando riguardano milioni di ragazzi che passano ore al giorno dentro quello schermo, sono scelte politiche travestite da intrattenimento.
Qui il discorso si allarga, e conviene allargarlo fino in fondo, perché è la lezione più utile che si può trarre da questa vicenda: quello che viene premiato, sponsorizzato, spinto in ogni "per te" non è semplicemente della musica discutibile. È un certo tipo di sguardo sul mondo. Un nichilismo che si maschera da ribellione ma che non si oppone a nessun potere reale — pitbull addestrato a mordere, non pastore che indica una direzione.
Guardate al fenomeno con gli occhi giusti e vedrete che il modello narrativo è sempre lo stesso, lo stesso che Hollywood ha già raffinato con il suo Joker più recente: non più il criminale che sceglie il male per il gusto del male, ma la vittima che si prende una rivincita contro un torto subito. Un torto che non ha mai un nome, un indirizzo, un colpevole preciso — ha soltanto una direzione: orizzontale. Non verso chi comanda, ma verso chi ti sta accanto.
È il trucco più elegante che si potesse inventare per una società che vuole restare inquieta senza mai diventare pericolosa per chi la governa davvero. Si convincono i giovani di essere stati derubati di qualcosa — un futuro, un lavoro, una dignità — e gli si indica come colpevole non la cima della piramide, ma la base: il coetaneo, il genitore, l'altro sesso, l'altra generazione, l'altra fede, l'altro quartiere. Ognuno con il proprio piccolo conflitto orizzontale da coltivare, ognuno convinto di combattere una battaglia di giustizia mentre in realtà sta solo litigando con lo specchio accanto a sé. Lo abbiamo visto nelle periferie francesi, dove lo stesso copione — rabbia legittima, bersaglio sbagliato — è già stato raccontato al cinema vent'anni fa senza che nessuno ne traesse la lezione. Lo abbiamo visto durante la pandemia, quando il conflitto è arrivato a separare i letti coniugali. Lo vediamo oggi in ogni dibattito ridotto a scontro tra fazioni, mai a critica di chi le fazioni le alimenta dall'alto.
La scelta di Sfera Ebbasta subentra nel momento in cui a quel posto, in quello scranno, con quella grande visibilità, ci sarebbe potuto essere qualcuno che avrebbe usato quel palcoscenico per divulgare questo messaggio. Non scimmiottare il potente di turno col corpo di qualcun altro.
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SKYFALL - Electric Ladies
Electric Ladies: Justė Komskytė Vaiciekiūtė, Klementina Venciūtė, Gerda Garšvaitė
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Thanx for inspiration - Caroline Campbell.
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Operatorius: Martynas Grašys
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Lola Astanova and Hauser performing Love Story
Video by Darko Drinovac
Audio by Filip Vidovic, Lola Astanova and Hauser
Brand new album 'Score' with the London Symphony Orchestra out NOW!
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Get SCORE on CD or limited-edition Vinyl - http://store.2cellos.com
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2CELLOS Luka Sulic and Stjepan Hauser playing Now We Are Free by Hans Zimmer from Gladiator with the Sydney Symphony Orchestra at the Sydney Opera House.
Guy Noble, conductor
Filmed by Big Picture Australia
Directed by Peter Ots
Audio produced by Filip Vidovic, Luka Sulic and Stjepan Hauser
Lighting design by Crt Birsa
TICKETS & more: https://linktr.ee/amadeus_quartet
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Marius Beju - +40727 770 067
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Amadeus, all female quartet :
Andreea Runceanu - violin ;
Bianca Gavrilescu - violin ;
Patricia Cimpoiasu - cello ;
Naomi Anelis - piano.
Credits She's The One :
Video : George Mihailescu - https://vimeo.com/user21663513/videos
Instrumental arrangement : Xenti Runceanu
Composers : Karl Wallinger of World Party
Mix & mastering : Cătălin Gușă
Outfits : Lia Aram
Accessories : Preciosa
Hairstyle : Fason Salon by Cristina Grama
Make up : Mirela Dragan
Styling : Patricia Cello
Ballet dancer : Cosmina Dinu
Production / Photography : Robert Marooni
We thank all of you, dear friends who support us in making that video : Marooni / [a]www.livrezdragoste.ro[/a] / www.casadebalet.ro / www.fason.ro / www.mazza.ro / www.xenti.ro / Marius Beju Booking manager - www.bejoo.ro / www.soundrental.ro
Our source of inspiration for that video was [a]www.livrezdragoste.ro[/a] and we want to thank you for that, Criss & Loredana. "Emotion on the paper, magic at destination." You are angels, girls! :*
Ballet is the refined art of all.. We recommend Casa de Balet, they are the best in teaching this beautiful art!
The Fason Salon by Cristina Grama team did our hairstyle and we are grateful and happy for our friendship.
Andrea Bocelli & Arianna Grande - E Più Ti Penso
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